Dall’economia del Virus, chi ci guadagna?

 

 

DIARIO DELLA GRANDE PESTE E DI PICCOLE PESTI

 

di Antonio Saccà

 

 

Difficile fare il punto su di una situazione in movimento, ogni giorno apprendiamo qualcosa che modifica la valutazione, tuttavia sono possibili alcune determinazioni. La prima, il Virus è ormai entrato nell’umanità, avrà forse una attenuazione, non scomparirà, addirittura potrebbe incattivirsi. Questa prima constatazione è fondamentale. Quando si ha da fare con un nemico non ancora eliminabile, bisogna convivere, convivere significa difendersi. E’ l’aspetto totalmente manchevole del presente, gli scienziati studiano la possibilità dell’immissione di elementi presenti in coloro che hanno sconfitto il Virus e hanno degli anticorpi per rendere agguerriti coloro che ancora non sono contagiati, mi pare, come suscitare una diffama a detta degli stessi scienziati sarebbe una ipotesi problematica. Tamponi di rapida risposta, analisi del sangue per cogliere se si è stati infettati, l’insistenza sulla distanza sociale, che occorre una notevole quantità virale non basta passare accanto ad una persona per essere infettati, una certa volatilità del Virus, lavarsi le mani, questi sono dati certi. Il dato essenziale tra questi dati è: restate a casa. Che sembra la soluzione ed è la rovina. Infatti la questione ormai è impellente: non difendermi stando a casa, ma come mi difendo stando fuori casa, uscendo. Stare a casa è necessario ma per un qualche periodo, altrimenti diventa un suicidio nazionale o mondiale. Si dice: state a casa finché il Virus non si attenuerà, gli ospedali saranno ricettivi, la malattia meglio curabile. Un errore che può essere distruttivo. Se il Virus non scompare, ed è tra le opinioni certe, non abbiamo la minima certezza che non si propagherà di nuovo quando credevamo fosse semi spento. Nel caso avremmo rovinato il sistema produttivo e non salvato la salute. Si dice: diamo denaro per il periodo in cui non opera il sistema produttivo. Assurdo. Un sistema produttivo che si indebita in quanto non lavora è doppiamente rovinato. I soldi andrebbero dati per attivare il lavoro non per stare inerti. Si dice, quando la società riprenderà a lavorare si rifarà. Ma quando riprenderà a lavorare!? Nel frattempo potrebbe anche fallire aggiungendo debito a debito. No!!!! Occorre far riprendere le attività di impresa anche al di fuori dell’aiuto statale. Scatenare i cantieri e finirla con l’ossessione della criminalità. La Magistratura esiste per frenare la criminalità non per fermare il sistema produttivo per anticipato sospetto di criminalità.

Ci siamo occupati di difenderci dal Virus chiudendoci in casa, possiamo occuparci a difenderci dal Virus uscendo da casa, recandoci al lavoro, riprendendo le attività o almeno la massima parte? Silenzio. Pazienza, non è il tempo, non vanifichiamo, non abbassare la guardia, le cose non saranno come prima, cambiare stile di vita, tra quindici giorni, tra quindici giorni dei quindici giorni, il vaccino tra uno o due anni, la distanza, lavatevi le mani e soprattutto state in casa. Al dunque il giro è questo, dal consiglio obbligo di stare in casa all’obbligo consiglio di stare in casa! Non vi è ideazione minimale del “fuori casa”. E’ come se non dovessimo uscire di casa e la vita ed il sistema produttivo si mantenessero per virtù del credito a debito. Non ha senso fornire denaro se non si ha un progetto di ripresa tutelata nella salute!!!!!! Il momento in cui staremo certi che il Virus non si spargerà nuovamente. Dobbiamo riconoscere questa certezza: non vi sarà una fase di sicurezza di non poter essere contaminati. E non un contagio minore di quello avvenuto ma persino peggiore. Nessuno tra gli esperti è in grado di affermare che vi sarà un grado zero del contagio o uno stabile contagio minimo. Le giustissime cautele, fondatissime, degnissime purtroppo non risolvono. Stare a casa non è la soluzione stabile in costanza di un Virus persistente, non dovremmo uscire per difenderci. D’altro canto fornire denaro a debito improduttivo significa aggiungere debito a debito. Ecco l’errore diremo: non collegare il credito alla ripresa!!!! La perfezione della catastrofe. Occorre un azzardo leonino e nello stesso tempo una capacità di difesa altrettanto leonina. Occorrono uomini politici dalla capacità di azzardo epocale. Occorre investire il denaro sulla ricerca di una difesa, a parte il vaccino. E’ la nostra bomba atomica antivirale. Maschere o che altro, per il presente immediato, qualcosa che tuteli il più possibile, comprese le misure in atto (mani, distanza…) ma evitando lo stare in casa come fondamento della salute. Le maschere sono difensive, non ci fanno subire l’infezione, o non fanno subire ad altri la nostra infezione. Un abbinamento di questi due elementi in un’unica maschera potrebbe giovare notevolmente, altrimenti a che servono? Possibile che non si abbia ricerca in tal senso! La questione è urgentissima , dobbiamo pensare alla salvezza fuori di casa ,  l’economia precipita, continuando la clausura e la chiusura  la crisi economica mortale, indebitati ed inattivi, una combinazione temibile per l’ordine sociale, rischiamo che la gente forzerà i divieti per necessità, affitti, imposte, servizi vanno pagati, crediti restituiti, un marasma,sempre supponendo che il denaro vociferato giunga ai soggetti presto…Non si tratta di ripetere “pensiamo alla salute”, il contrario, non si pensa alla salute se l’unica soluzione” è ridire “state in casa”! Stare in casa non è la soluzione di una società, se mai di qualche individuo. Dire ad una Nazione “stai in casa!”. Ma che politica è mai quella che non proclama: Sii una società, vivi, lavora, produci, io, Stato, troverò rimedio che ciò avvenga in sicurezza!”. Sia chiaro, se non riusciremo a proteggerci la gente formicolerà comunque incontenibile. Avverrà l’opposto: uscirà perché troppo a lungo si è ritenuto di tutelarla recludendola senza pensare di salvarla fuori di casa.

 

Author: Cris

1 thought on “Dall’economia del Virus, chi ci guadagna?

  1. L’effetto dei decreti governativi unilaterali è di farci subire il virus. Un’ossessione ormai radicata nella popolazione, immobilizzante.

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