Da forma di prigionia a espressione artistica: il Giappone ci stupisce con lo Shibari/Kinbaku

 

 

 

di Cristian Arni

 

 

Informarsi correttamente circa la pratica giapponese dello Shibari

 

Ogni cultura ha le sue peculiarità e i suoi tratti distintivi,; alcune di questi tratti possiedono qualcosa di incomprensibile ed inafferrabile concettualmente per chi è di una civiltà piuttosto che un’altra.

Questa lontananza culturale però non limita la curiosità e la sete di conoscenza, spingendo verso ciò che ci risulta essere estraneo e lontano idealmente, da certi aspetti di una determinata società.

Tra questi tratti distintivi ve ne sono alcuni che sono molto singolari come, ad esempio, il caso di una pratica antichissima che si riverbera tutt’oggi dal lontano Giappone, parliamo dello: Shibari/ Kinbaku.

 

Una immagine di repertorio

 

Lo Shibari, o Kinbaku, affonda le sue origini come pratica derivata dallo hojojutsu (vedremo più avanti cosa sia) oggi di quelle origini è rimasto ben poco avendo cambiato radicalmente contesto di diffusione, connotando le sue originarie caratteristiche di pratica costrittiva ai fini più legati al mondo BDSM, in pratica erotica conosciuta come “bondage”.

 

 

 

Hojojutsu

 

 

In realtà però, la complessità dello Shibari/Kinbaku racchiude in sè caratteristiche più estetizzanti da costituire una forma artistica di espressione attraverso performance ed esibizioni, da cui non escludere anche un aspetto meditativo, quasi una forma estrema di “yoga” potremmo arrivare a pensare.

L’accento più altamente “spirituale” e trascendentale della pratica dello Shibari/ Kinbaku, sarebbe rappresentato appunto dalla dimensione costrittiva in cui vive l’organicità fisica; il corpo, attraverso la sua privazione di movimento e libertà, per mezzo di “lacci”, “legàmi” per mezzo di nodi, lacci e cappi vive “mutilato” in una dimensione…”trascendentale” dell’io.

 

 

La sospensione fisica è una sospensione dello stato corporeo, trascendentale

 

Queti legàmi, un tempo venivano eseguiti con materiali naturali quali corde di iuta o canapa; oggi si usano ancora gli stessi materiali, anche se accanto ad essi se ne sono aggiunti di più nuovi, 

Così, il corpo, impedito della sua consueta libertà di movimento, pone l’individuo in uno stato, una condizione di estrema difficoltà, che in un certo senso ha dell’ascetismo, stato in cui si porrebbe l’individuo per esercitare un autocontrollo ed un esercizio di grande stress psico fisico.

Ecco allora individuato l’aspetto più spirituale dello Shibari, da cui risulterebbe un certo contrasto concettuale tra materia del corpo ed immaterialità dello spirito; da un lato vive la dimensione terrena, dall’altro fa da contraltare una dimensione più connessa con la dimensione delle energie “sottili” dell’ immateriale, insomma quella parte metafisica che qualcuno potrebbe individuare con il “divino”.

 

 

Pose plastiche di grande impatto visivo

 

 

Attraverso la sua in-organicità, tra eros, sensualità e spirituale ci si avvierebbe così verso la dimensione trascendentale della materia, che per certi aspetti contempla “l’annichilimento” fisico, che è poi il raggiungimento di un stato altro, un alt(r)o grado della stessa realtà, percezione e sensibilità in cui la materia si fonde con la parte più astratta dell’esistenza ed il tutto.

Nonostante ai giorni nostri la connotazione erotica sembri ormai aver la maggiore nell’immaginario collettivo, pure non mancano quanti praticano lo Shibari per trarne un beneficio, un stato di rilassamento in cui l’immobilità rafforzerebbe la concentrazione.

Praticare lo Shibari comporta un certo grado di preparazione, accortezza e consapevolezza per evitare sgradevoli incidenti che il più delle volte possono capitare per un uso scorretto di questa pratica, che non ha come fine ultimo il piacere sessuale.

 

 

Esercizio e buona preparazione permettono una corretta pratica dello Shibari

 

 

I pericoli che ne possono derivare da un errato esercizio sono quelli di procurarsi danni a nervi, articolazioni, apparato vascolare fino ai danni all’apparato respiratorio, perchè magari si usano nodi troppo stretti in zone del corpo cui bisognerebbe prestare maggiore attenzione; in alcuni casi non sono mancati anche incidenti mortali per questo motivo, per cui la raccomandazione è quello di affidarsi a persone esperte, che hanno seguito corsi specifici, o che vogliano imparare questa forma di Arte, perchè, benchè per noi ancora sia concettualmente un tabù, li Shibari è un’arte.

Il legàme poi, nel senso di rapporto tra chi pratica Shibari e anche in senso più verticale del termine, tra piano terreno ed ultraterreno, umano e divino, è rappresentato da queste forme costrittive che sottolineano lo «stretto» rapporto, per l’appunto, tra dimensione spirituale e dimensione concreta.

Le costrizioni avvengono in posizioni e pose statiche, sospese, affatto agevoli o comode, da un punto di vista fisico, cui il corpo si sottopone per un determinato periodo di tempo, il che, come detto sopra, richiede un certo grado abilità, agilità e preparazione psico- fisica.

 

 

Alcuni tipi di nodi e legàmi praticati nello Shibari/Kinbaku

 

Ma da dove arriva lo Shibari/Kinbaki? Questa pratica affonda le sue radici ed origini nella pratica marziale dello hojojutsu , una forma di contenimento e prigionia usata in passato dai Samurai, per ben tre secoli dal sec,XV° al XVIII°, che catturavano e legavano i propri nemici e, anziché rinchiuderli in prigione, li lasciavano al pubblico ludibrio in questo stato di immobilizzazione.

Ad un certo punto della sua storia ed evoluzione, lo Shibari assunse quella componente a sfondo erotico di pratica sessuale, questo avvenne grosso modo nel periodo Edo; la trasformazione di questa pratica così ne offre un’applicazione diversa da quella originaria, benchè, come visto oggi è addirittura arrivato a considerarsi una forma di espressione artistica, in cui la componente di piacere sessuale resta confinato all’intenzione di chi lo pratica.

 

 

Una immagine vintage

 

A proposito di approfondire il discorso da un punto di vista culturale, sociale nonchè storico e linguistico, ma anche per chi volesse avere idea di imparare l’arte dei nodi, rimandiamo qui sotto, ad un articolo che abbiamo trovato in rete al sito:

Shibari VS Kinbaku

Ci sembra un approfondimento piuttosto consistente e ben fatto, per cui speriamo di stimolare la vostra attenzione verso questa forma culturale particolare che proviene dal lontano Giappone.

 

 

Shibari VS Kinbaku

 

Shibari è una parola giapponese che significa “legare”. Non deriva dal kanji/hanzi 縛, ma esisteva già nella lingua giapponese (in forma non scritta) prima che i monaci buddisti cino-giapponesi importassero in Giappone il sistema di scrittura cinese.

Shibari si scrive oggi 縛り, dove 縛 è un carattere cinese (hanzi) pronunciato “fu” in mandarino e “bok” in cantonese (omettendo i toni in entrambi i casi), e pronunciato “baku” in giapponese. E’ facile vedere che la lettura giapponese è stata importata dal cantonese, o da un altro dialetto della Cina meridionale; questo è coerente con le rotte commerciali dell’epoca. “Ri” (り) è un hiragana, cioè un segno alfabetico giapponese (anch’esso graficamente derivato da un carattere cinese, in questo caso dal carattere 利 che si legge “li” in mandarino, “lei” in cantonese e “ri” in giapponese). Il fatto di scrivere “ri” crea poco impatto sul significato della parola “shibari” […].

Kinbaku (緊縛) è una parola giapponese di recente invenzione (probabilmente del 20° secolo), creata appaiando due caratteri cinesi: un tipo di processo estremamente diffuso nella lingua giapponese. La parola kinbaku non esiste nella lingua cinese.

(Excursus su un’altra parola, come esempio:  una costruzione simile è自由 “propria ragione”, che  fu creato per tradurre la parola “libertà” in giapponese. Questa parola esiste anche in cinese e fu probabilmente importata nel 20° secolo).

La parola kinbaku è formata da due caratteri cinesi; il primo, 緊, è letto “jin” in mandarino, “gan” in cantonese e “kin” in giapponese. In cinese significa “in modo stretto”; il secondo, come spiegato sopra, significa “legare”.

Dopo queste premesse, è necessario far notare due aspetti. Il primo è che il verbo giapponese shibari e il verbo cinese 縛 (jin), benché molto simili per significato, presentano comunque una piccola differenza, poiché 縛 (jin) include il significato che la cosa o persona legata non si possa più muovere. Il verbo shibari significa legare, ma non implica necessariamente che la cosa non si possa più muovere una volta legata.

Il secondo aspetto è che i giapponesi hanno usato la lingua cinese (o più esattamente una versione locale della lingua cinese) per tutti gli atti ufficiali fino al tardo 19° secolo (come i monaci irlandesi hanno usato il latino fino a molto dopo la caduta dell’impero romano). In questo modo le parole cinesi assumono in giapponese un certo grado di durezza/ formalità/ufficialità comparate alle parole originali giapponesi: una lettera personale che esprime dei sentimenti avrà una maggioranza di parole di origine giapponese, un documento ufficiale una predominanza di parole cinesi.

Quindi abbiamo una situazione in cui “shibari” significa legare, e kinbaku significa “legare in modo stretto, tale che non ci sia possibilità di movimento dopo la legatura”.

A questo punto dobbiamo scrivere chiaramente che non c’è accordo tra i giapponesi su quale sia, in termini concreti, la differenza tra shibari e kinbaku, sempre che ce ne sia una. Osserveremo che la maggior parte degli artisti giapponesi gravitano istintivamente verso un termine o verso l’altro nelle loro conversazioni, a seconda delle circostanze.

Per esempio, Yukimura Haruki (era ancora vivo all’epoca dello scritto – N.d.T.) esplicitamente descrive la sua corda come “Shibari, non kinbaku”, mentre qualifica altri artisti come “praticanti di kinbaku, non di shibari”. Come già fatto notare altrove, egli spesso afferma che gli piace legare in modo che la modella possa muoversi un poco: così che pensi di potersi slegare, quando in realtà, non può.

Nawashi Kanna, al contrario, usa spesso -ma non sempre- la parola kinbaku quando parla di corde.

C’è una situazione in cui tutti i giapponesi concordano: nella frase “facciamo bondage giapponese tutti insieme”, è sempre “shibarimashou” (facciamo shibari) e non “kinbaku o shimashou” (facciamo kinbaku). Al contrario, i libri pornografici e i film preferiscono kinbaku -o una sua variazione- quando devono scrivere il titolo (grassetto del traduttore), poiché suona più formale.
Ad esempio, Yukimura (che di solito usa la parola shibari – N.d.T.) ha realizzato una serie di DVD chiamata 縛縄, cioè “bakujou”: “corda che lega”, con la parola “corda” scritta in modo che si legga “jou” -la pronuncia cinese- e non “nawa” -la pronuncia giapponese. (I titoli richiedono una maggior formalità e vengono quindi scritti con parole di origine cinese – N.d.T.)

Inoltre, una persona che usa le corde a un alto livello ed è rinomato come artista della corda è un “kinbakushi”, o “bakushi”, non un “shibari shi” -anche nel caso di Yukimura (che pure definisce la sua pratica “shibari” – N.d.T.).

Come ulteriore esempio, durante una recente visita al fiorista locale, e dopo aver scelto i fiori, la giovane e avvenente fioraia da dietro il bancone ha chiesto “shibarimashou ka?” e cioè “leghiamo?”. Sfortunatamente, non intendeva chiedermi di saltare su di lei ed eseguire una legatura, né di farmi legare a un albero sul retro del negozio; ma, semplicemente, se volevo che i fiori fossero legati prima di incartarli -perchè gli appassionati di ikebana non fanno legare i fiori, ma li portano a casa sciolti. Ovviamente, in quella situazione, shibari funziona (legato ma con ancora possibilità di movimento), mentre kinbaku non funziona.

Il punto principale di questo post, è che, assimilare “shibari” a un estensione sessuale dell’hojojutsu, come a volte viene fatto, è in effetti piuttosto fuorviante. La maggior parte dei giapponesi descrive lo shibari come un’attività feticistico/erotica che prende in prestito alcuni elementi dall’hojojutsu, ma anche elementi di estetica, e di fantasia sessuale… Paradossalmente, e questo è molto difficile da far comprendere fuori dal Giappone, l’elemento eros/sentimento (気持ち “kimochi”)  è molto più importante dell’elemento hojojutsu (o delle acrobazie); benché, chi vede una performance per la prima volta, noterà principalmente l’aspetto tecnico delle corde.

In estrema (eccessiva?) sintesi, lo Shibari/kinbaku ha a che fare con quello che succede nella realtà e nella fantasia, e non tanto con le attrezzature (corda, trave, tatami, bavaglio…), e sicuramente non ha nulla a che fare con i “nodi”.

Infine, anche se la comunicazione, il “leggere l’altra persona”, è visto da molti artisti e modelle come una delle parti essenziali di questa arte (forse l’aspetto più importante), molto raramente i giapponesi descrivono lo Shibari/kinbaku come “scambio” (a meno di non intendere la comunicazione come uno scambio); in parte perché esiste un’asimmetria nello shibari: nel senso che il ruolo della persona che lega e il ruolo della persona legata sono intrinsecamente differenti.

La persona più importante in “quello che sta succedendo” è in realtà la modella. Come Yukimura ci ha ripetuto venerdì scorso mentre ero insieme con il famoso Pedro (artista della corda e regista del film Jyowa), il bakushi deve “immergersi” nella mondo della fantasia della modella, così che lei possa “perdercisi dentro”; perché quel mondo improvvisamente si espande grazie allo shibari (o kinbaku), eseguito dal bakushi. Solamente se questo accade, c’è shibari/kinbaku: una cosa molto distante dai nodi tecnici di un dato stile di hojojutsu, il cui scopo principale è legare prigionieri così che non possano scappare.

 

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *