Come nell’Ancien Regine si evocano gli Stati Generali: corsi e ricorsi storici o coazione a ripetere?

Introduzione, editing e copy di Cristian Arni

E’ curioso davvero come nel 2020 ci si ritrovi catapultato d’un tratto in pieno 1789: immaginiamo la scena: Sala degli Stucchi, Palazzina del Bel Respiro, sito: Villa Doria- Pamphili, Roma. Inizio dell’anacronistica “convention” Venerdì 12 p.v. Da una parte il passato che ritorna, ricordate Berlusconi che ospitò Gheddafi con il suo Harem? Dall’altro lato la “tecnologizzazione” di un Ancien Regime ricostituito per l’occasione, con tanto di “diretta” online per incontrare Sua Maestà Ursula Von Der Leyen e Davide Sassoli. Viene da chiedersi se per l’occasione verranno indossate parrucchee abiti d’epoca e se useranno incipriarsi il volto. Insomma: corsi e ricorsi storici.

 

 

 

DIARIO DELLE RISORGENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

A questo punto drammatico in cui siamo, per non finire a vendere stracci o comunque ad avere una crisi ben peggiore della presente, occorre un chiarimento esplicito: qualcuno vuole la deindustrializzazione, la cosiddetta decrescenza per finalità ambientalistiche o non so che, insomma ritiene l’industrialismo un danno inquinante e non ha fiducia che si possa avere un industrialismo “pulito”? Vuole trasformare la nostra società in società di servizi, il tutto informatizzato, robotizzato, “intelligenzartificializzato”, o dio sa che, e risolvere il problema dell’eventuale disoccupazione con l’assistenza, redditi senza lavoro, redditi per nullafacenti? Sarebbe un progetto, avrebbe una coerenza. Dato che da oggi in poi non possiamo più dare lavoro a tutta la gente anzi ci sarà una grande disoccupazione per l’immissione dell’informatica, della robotica, dell’intelligenza artificiale e della decrescenza industriale si risolve il problema della povertà con la carità, con l’assistenza di Stato, con i vari redditi a fondo perduto ma, nello stesso tempo, si risolverebbero i gravi problemi ambientali. È un progetto, ripeto, molto gravoso, impone responsabilità di attuarlo e di assumerne le conseguenze. Ma vi è contraddizione con chi invece l’industrializzazione la vuole, magari depurata, ma anzi accentuata, grandi lavori, cantieri, infrastrutture. Noi ci troviamo ad essere governati da orientamenti opposti e vicendevolmente paralizzanti, sicché abbiamo non una decrescenza che risana l’ambiente ma una immobilità sporca, nel senso che l’ambiente non è sanato ma il lavoro possibile è tarpato. Dio sa se in questo momento possiamo consentirci di fare i capricci e bloccare ogni iniziativa, dovremmo sfrenarci ed invece ci reticoliamo. Non bastava la crisi da Virus ci addossiamo anche la crisi da inerzia, stasi, blocco, non sappiamo se il nostro futuro è nell’industrializzazione ammodernata o in un vagheggiato territorio erbivoro dove la gente riceve denaro dal cielo, pochissimi mungono le vacche, le tigri giocano con i leoni, l’aria è talmente pulita che la sporchiamo a respirarla. Intanto, nella società reale, rischiamo di non avere progetti efficienti per usare il denaro che forse (forse) riceveremo dall’Europa. Siamo a questo grado di ignavia, che non formuliamo progetti per l’uso del denaro, e tuttavia non soltanto si formulano documenti (Commissione Colao) uccisi appena nati, spregiati da tutti, di una genericità scivolosa, ma si convocano Stati Generali come se avessimo ancora bisogno di conoscere i bisogni della nostra società! Che teatro! Maledetti i mezzi di comunicazione, hanno corrotto quel tanto di non corrotto che restava alla politica. Ormai un annuncio vale come un fatto, e basta una formulazione per sembrare un’azione. Stati Generali, che intensa combinazione! Stati, è termine consistente, Generali, lo rafforza, sembra che si convochi l’Universo. E parleranno dieci giorni. Neanche l’elezione del Pontefice richiede tanto! Ridicolo, teatro del ridicolo, fingono di dover conoscere quel che ben conoscono, e però non agiscono! Al dunque, se non attivano i cantieri non c’è occupazione! E se si disanimano l’impresa e l’industria c’è disoccupazione. Semplice. In concreto, se il bar, il ristorante sono in difficoltà per il distanziamento sociale si può escogitare una alternativa? Basta o no misurare la temperatura, lavarsi le mani, eventualmente il posizionamento? La sanificazione (!) è obbligatoria, la mascherina dei ristoratori, baristi obbligatoria, anche dei clienti, salvo quando mangiano (speriamo!), che dite, basta? Nei locali da ballo devono, i ballanti, stare a due metri di distanza, pare! Anche al mare, la distanza…..D’accordo, siamo in convivenza con il Virus e non la vogliamo stretta, ma l’economia va a pezzi. Suggerisco, negli incontri e nei progetti di vagliare queste situazioni elementari, sono fondamentali. Dipende l’occupazione o la disoccupazione, la chiusura o l’apertura. Altro consiglio: basta con l’incubo di una ripresa della Pandemia, del Virus che non è ancora morto. Lo sappiamo. Ma pensiamo a fare, a rimediare, non a preoccuparsi. Mi sembra che invece di agire per risolvere si prova gusto a far chiasso angosciante. Ci può essere un rinascimento del Virus? Lavoriamo, prepariamoci, agiamo, produciamo. Dobbiamo fermarci in attesa del “Bivirus”? Questo vivere in attesa distrugge la mente e l’operosità. È mentalità thanatologica: non penso che il negativo! Lavoriamo, prepariamoci e lavoriamo, non soltanto a combattere il Virus ma a vivere e produrre. Oltretutto abbiamo tali contrasti scientifici da impedire (è voluto?) ogni orientamento certo. Gli asintomatici sono o no contagiosi? Perfino l’Organizzazione Mondiale della Salute afferma convinzioni difformi secondo gli esponenti. Usare i guanti è dannoso, dicono ora, dicevano e molti dicono il contrario. Al dunque, sembra che si voglia rovinare l’economia occidentale (è la tesi di studi dell’Università di Harvard) o si vogliono rovinare piccole e medie imprese a vantaggio delle grandi? Almeno in Italia è bloccato tutto, tutto il sistema capitalistico, tranne i supermercati e gli ortofrutticoli. Non si può andare avanti in questa maniera…paralizzata. Un minimo azzardo è inevitabile. Intimorendo si può anche governare rendendosi difensori della Salute Pubblica, ma se si rovina il Paese, a che serve governare?

Una ulteriore questione, del tutto politica. Molti di coloro che governano o di “area” governativa, si rendono conto che così non va ma aggiungono al panico da Virus, il panico da Centrodestra. Insomma, questo Governo ci rovina ma il Centrodestra sarebbe la dannazione. Logica vuole che se hai la certezza che il Governo rovina non puoi non tentare un rimedio. Inutile, suicida saper di avere il male e non rimediare. Ma quando si chiede quale distruzione arrecherebbe il Centrodestra i discorsi vagheggiano: autoritarismo, antimmigrazione, antieuropeismo… Si dà il caso che maggior autoritarismo del presente sarà difficile persino concepirlo. Anti immigrazione: qualcuno crede che in un Paese con milioni di disoccupati vi sia posto per altri disoccupati? In quanto all’Europa, come si vede tangibilmente stentano ad aiutarci ed in ogni caso fondamentale è aiutarci da noi con dei progetti. Che vale l’europeismo se non formuliamo progetti europeisti…. per l’Italia? Ma il punto decisivo è che il Centrodestra saprebbe far rinascere unitariamente il sistema produttivo. Vi sembra poco? Sia che sia, ciascuno scelga a modo suo. Non abbiamo superato il Virus, anzi gridano che tornerà presto (ottimo risultato!), in quanto all’economia c’è da atterrirsi.

 

I fatti sono come li espongo. Occorre dare spazio alle alternative politiche, se si ritiene autoritaria una forza politica la si metta fuori legge, se è legale è legale che possa governare. Sarebbe stravagante vietare le elezioni in nome della pandemia, considerare autoritaria l’opposizione, continuare a governare senza volere alternativa e accusare di antidemocrazia chi vuole soltanto che si ripristini…la democrazia. Se il Paese va al disastro, almeno i cittadini scelgano di che morte, o vita, morire o vivere…Eppure, non so, credo che non riusciranno a rovinarci, l’abbiamo sempre scampata, quando siamo con l’acqua al naso sappiamo reagire. Qualche combinazione la troveremo. E torneremo a dare valore al lavoro non alla carità di Stato.

 

P.S. Se non abbiamo progetti il denaro europeo non serve, non è questo il modo di essere europeisti.

Author: Cris

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