Chi cerca trova: quarant’uno anni della strage della Stazione di Bologna

 

di Cristian Arni

 

Menti ciniche e spietate miravano alla destabilizzazione democratica del paese, o si tentava di tenere lontano lo spettro del Comunismo? Ancora oggi c’è chi si ostina a cercare la verità, scavando tra le “macerie” dei processi alla ricerca di ulteriori moventi, mandanti ed esecutori.

 

L’orologio all’esterno della stazione di Bologna, distrutta dall’esplosione della bomba esplosa il 2 agosto 1980, fermo sulle 10.25, l’ora della strage. Immagine dal web, sito ANSA

 

Talvolta i fatti sono così evidenti, li abbiamo così sotto gli occhi tanto da non riuscire a distinguerli. Come accecati la verità ci sfugge di mano, o la si lascia sfuggire deliberatamente, invocandola reiteratamente ad oltranza, mai soddisfatti del tutto.

Distanze d’insieme vanno prese per vedere meglio; come quando si prende una qualsiasi pagina o foglio scritto o contenente un’immagine che avvicinandola troppo agli occhi se ne perde la nitidezza da risultare tutto fuori fuoco. Se invece si allontana la pagina allora tutto appare più chiaro e nitido. 

Sono trascorsi quarant’uno anni da quel 2 Agosto 1980, erano le ore 10.25 quando un ordigno fu fatto esplodere alla stazione centrale di Bologna provocando 85 morti, 200 feriti e un intero paese, l’Italia sotto choc.

Anni di depistaggi, invocando la verità su mandanti, moventi ed esecutori; anni di processi, intenzioni, mezze verità; anni di rimaneggiamenti, poi, nel 2020 le indagini ed il terzo processo pongono la parole, FINE, alla strage di Bologna.

Rimasta impunita? Alcuni dei mandanti individuati, oggi non sono più, altri semmai sono troppo anziani, altri ancora non possono saldare il debito contratto in termini economici, con la Giustizia italiana, ma i nomi ormai ci sono, eppure…

Si resta sempre un po’ come…sospesi tra il detto ed il non detto, ma in fondo ci si domanda; ma quello che c’era da sapere è venuto fuori o no? E’ un gioco perverso che si fa spesso in Italia, quando si vuole creare confusione ed incertezza: si lanciano delle accuse, si tirano in ballo dei nomi e poi però si chiede giustizia e verità.

Ma allora quella che viene fornita cosa sarebbe…una burla? E no perchè, se sono dati per certo i nomi dei responsabili della strage che allora sia chiaro a tutti, in quanto in molti ancora oggi pensano che si sia indietro con le indagini, quando invece le varie fasi dei tre diversi processi hanno portato a conclusioni chiare e certe.

 

Foto ANSA/GIORGIO BENVENUTI

 

A chi o a cosa serve allora continuare ad invocare, in questo giorno, giustizia e verità, quando queste sono state fatte con l’ultimo processo, nel Febbraio del 2020, con la chiusura dell’inchiesta sui mandanti ed i moventi della strage,

Resta l’amarezza di questi quarant’anni di depistaggi e processi, quando ne sarebbero bastati meno per decretare a quanto si è giunti a conclusione; quanto tempo ci vuole per aprire i fascicoli secretati? Trenta anni? Pare di si, e il Presidente dell’Associazione dei famigliari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, dichiarò in quel Febbraio del ’20 dell’era pre- Covid, che si potevano risparmiare ben 10/15 anni di questi 40 spesi a concludere le inchieste.

Quarant’anni meno 15, 10 anni in meno suppergiù ci siamo, saremmo intorno i trent’anni in accordo con la consultazione dei documenti secretati, e invece ve ne sono voluti dieci in più di anni…l’importante ora sarà trasferire la memoria alle future generazioni, con la sicurezza di quanto si è andato delineando in questi lunghi anni di ricerche. 

 

Foto d’archivio. 

Author: Cris

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