C’era una volta…e vissero felici e contenti

E’ la Biancanave di Preljocaj andata in scena al Teatro Costanzi di Roma sui movimenti di Gustav Mahler; la fiaba per eccellenza dei fratelli Grimm è messa in scena con tutto il suo carico emotivo, atmosfere dark, la strega che rimanda a Cat Woman, accompagnata dai suoi “gattini” neri e flessuosi, dalle movenze sensuali mentre la perfida strega interroga il suo specchio, elemento scenografico molto suggestivo: una cornice dorata gigante su fondo nero al di là della quale appaiono le visioni e i riflessi, il doppione della strega e dei gatti quando non le scene boschive che mostrano alla strega cosa avviene; l’azione si sposta in proscenio, bell’espediente per sistemare intanto la prossima scena dietro il grande telo nero mentre il velatino evoca le immagini nello specchio.

Ma siamo già andati avanti, prima ancora la notte buia, le movenze ieratiche preludono l’imminente tragedia di qui a poco e si è subito dentro la vicenda ingoiati nel bocca scena di una suggestiva scenografia da tragedia greca, opere megalitiche sono i due monolitici pannelli che fungeranno da attraversamento spazio temporale dopo che la madre di Biancaneve, per darla alla luce perderà la vita, è la ruota sacrificale dell’esistenza fiabesca

Mentre la creatura appena nata viene raccolta la vediamo farsi bambina e poi ragazza infine donna, cresce Biancaneve nel suo castello ed è tempo di scegliere il futuro sposo; il ballo a corte per decretare il fortunato e poi irrompe sulla scena il male. Fin qui la sinossi, la fiaba la conosciamo un po’ tutti, chi l’ha letta chi l’ha vista nelle sue versioni cinematografiche chi ancora non ricorderà la bellissima e storica versione animata targata Disney?!

Ma qui abbiamo assistito ad un balletto che non ha precedenti; i costumi, bellissimi ma senza orpelli né sfarzo eccessivo, firmati Jean- Paul Gaultier, le coreografie di Preljocaj sono raffinati ed equilibrati arabeschi che dal classico virano al contemporaneo sinuosamente, nulla che sappia di repertorio se non ad opera dello stesso autore/coreografo che porta ancora una volta sul palcoscenico questo godibilissimo ed atipico balletto nel suo decennale.

La Blancheneige, Snowhite per gli anglofoni, di Preljocaj l’equilibrio e l’eleganza sono il tratto distintivo, tra suggestioni ed ambienti scenografici che fanno trascorrere il tempo velocemente; il bosco di betulle, la notte buia e tempestosa, la danza del cervo morente, spiriti volanti e, non potevano mancare loro, i fidi compagni di questa purezza, i sette nani impegnati in danze acrobatiche e molto accattivanti sospesi sulla parete rocciosa della miniera dove lavorano e su e giù per la stessa si muovono con leggerezza in una danza che ammalia piccini ed adulti e si, perché questa Biancaneve non è solo o proprio solamente per piccini o adulti ma raccoglie in sé un pubblico eterogeneo benchè lo si guardi con occhi adulti o fanciulleschi.

Le scenografie accolgono i danzatori ora in una landa desolata ora in un bosco, ora in una miniera ma su tutti gli ambienti, suggestivi e finemente curati, l’apice narrativo avviene a corte; un castello raffigurato da una enorme parete d’oro immerso in una luce calda ed austera allo stesso tempo evoca gli ziqqurat mesopotamici, potremmo essere ovunque, senza uno spazio tempo definito così come può accadere solo nelle fiabe.

Già successo da tutto esaurito nei botteghini di tutto il pianeta, questa Biancaneve ha ammaliato per le sue atmosfere dark, mitiche, evocative a tratti accattivanti e suadenti come nel caso della strega che rimanda alle notti di Gotham City, un po’ fetish e un po’ sado restituendo quello che è il dilemma dell’umanità, oggi più che mai vera ossessioni di molte persone: l’eterna giovinezza a tutti i costi.

Ecco sfatato il nucleo dirompente dell’attualità di questo Blockbuster da palcoscenico, di cui esiste una versione video a cura dello stesso coreografo, peraltro andata a ruba. Così si è conclusa questa intensa stagione al Teatro dell’Opera di Roma, una stagione all’insegna del favoloso e dei successi aperta con la Bella addormentata. La buona sintonia di una squadrache ha rilanciato la centralità della Danza nella Cultura Italiana, sembra funzionare a meraviglia a dare nuova linfa al balletto, con la gestione di Fuortes e la direzione del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma dell’etoile Eleonora Abbagnato il futuro sembra all’insegna delle stelle luminose della danza, come ben dimostra il successo firmato Benjamin Pech con il suo Lago dei cigni, altro titolo molto apprezzato nel corso di questa stagione.

[di Cristiano Arni]

 

Author: Cris

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