Braccio di ferro nel comparto russo

 

 

 

 

di Cristian Arni

 

Alexey Navalny pubblica una sua foto sul suo profilo social col cranio rasato, 15 marzo 2021.

 

Di Aleksej Anatol’evič Naval’nyj ci siamo già occupati in un recente articolo che potrete leggere su questa press usando i relativi tag in calce all’articolo.

Oggi torniamo a parlare dell’attivista anti- Putin, protagonista di una vicenda quanto mai articolata e più contraddittoria di quanto si creda.

Naval’nyj è rimbalzato alla ribalta delle cronache quasi fosse una “rock-star” che vuole sovvertire il potere pre- costituito; il suo nome appare su tutti i giornali, sui siti internet, ormai con cadenza pressoché quotidiana, se ne parla ovunque, ma perchè?

Facendo delle supposizioni rapide e un po’ sommarie potremmo dire che Naval’nyj è l’uomo che l’Occidente stava aspettando, quello che l’UE andava cercando da tempo per cavalcare l’onda della protesta e sommergere il potere con la “P” di Vladimi Putin, l’ultimo baluardo anti- occidentalista, ossia ultima rocca forte di quella “madrepatria” Russa che in qualche modo rappresenta ancora una spina nel fianco dell’occidentalismo.

Vi diranno che non è così, vi diranno che il Comunismo è finito e che il Muro di Berlino è caduto, vi diranno che è stata la Perestrojka e che la Guerra Fredda sia finita, tutto corretto, tutto vero, tutto dimostrabile, ma allo stesso tempo, tutto opinabile.

La Russia ha ancora un apparato molto resistente, certo non è la Russia Comunista che conoscevamo, ma è un paese con un grande carattere e polso; ovviamente questo non significa lodarli o venerarli, nè che noi si sia estimatori di Putin e della sua politica, ma va riconosciuto a lui e alla Russia il fatto di offrire al mondo un contrappeso significativo sulla bilancia del mondialismo.

La Russia possiede giacimenti di petrolio, gas, ha un sottosuolo vasto e ricchissimo, insomma, è una superpotenza e mantiene il suo primato anche grazie ad una solida struttura statale verticistica, che sia giusto o sbagliato, o che sia un bene o un male, non sta a noi che scriviamo, giudicare, è un dato di fatto.

Ora a questa sua ricchezza naturale fa gola a molti e più di qualcuno vorrebbe arrivare per metter mano e fare incetta, avendo il controllo delle risorse per stabilire il prezzo del petrolio e anche tutto il resto, solo che c’è un ostacolo insormontabile: Vladimir Putin e il suo regno.

Così l’UE e gli Stati Uniti guardano tutti con interesse a quanto sta accadendo dalla scorsa estate nel comparto russo dell’emisfero orientale, cercando di capire come meglio muoversi per far venire giù quell’apparato solido che, volenti o nolenti, tiene ritta la schiena della Russia.

Si, d’accordo, anche la Russia ha conosciuto il globalismo e fa parte dei grandi “sette”, anche la Russia è entrata nel mercato globale, ma non completamente! Vive ancora di sanzioni, e lo sappiamo, ed è soggetta ai moniti dell’UE, che vorrebbe imporre il suo diktat in casa altrui, e questo non si fa!

Così ad un certo momento, capendo che a casa altrui non si può dettare legge, quale migliore occasione di entrare, alla “chetichella”, in punta di piedi, ed insinuarsi tra le stanze della grande Russia per far venire giù  quel sistema che a molti dà fastidio.

Così accade che un tale, uno sconosciuto ai più, diventato popolare tra coloro che vengono definiti “dissidenti” del “potere assoluto”, si è fatto portavoce di una protesta, di chi e montata da chi poi, e accolto come una star viene promosso capo di un movimento di contestazione.

Ma in Russia da quanto abbiamo appreso, la gente, quella vera, quella comune che non è fomentata al soldo di qualche mercenario, dichiara di stare bene con Putin, che amano Putin e che vogliono che Putin continui il suo incarico, vai a capire dove sia la verità, se non nel mezzo come si dice.

D’altro canto non è un segreto che Naval’nyj abbia il suo seguito, protesters che lo sostengono; inveisce contro il potere precostituito, solleva polveroni, in essi si è mimetizzato per spiccare, poi, nella folla, grazie alle sue possibilità di comunicazione, in una parola Naval’nyj è un marchingegno che incrocia una qualche campagna di marketing ad una strategia della comunicazione.

Naturalmente non manca di uno staff di Social Media Manager supportati da accoliti, ai quali si è votato, un gruppo di collaboratori sicuramente coordinato in maniera piuttosto efficace, che fanno rete attraverso la rete, sfruttando le piattaforme e le nuove tecnologie, per montare meglio la strategia comunicativa e far credere a più persone possibili l’enorme bluff.

E ci riesce, la gente gli crede, e protesta contro lo “Zar”, perchè? Perchè è chiaro che nella moltitudine esiste chi si lamenta per varie ragioni, così come, abbiamo detto, ci sono anche coloro che a Putin vogliono bene.

La popolarità di Naval’nyj in questi mesi si è diffusa rapidamente anche qui dalle nostre parti, a forza di parlarne; la notizia che lo ha consegnato al grande pubblico è stata quella del suo avvelenamento, da quel momento in poi la macchina propagandistica, ma non solo quella, si è messa in moto, coinvolgendo anche la comunità internazionale, l’UE, Amnesty International, gli Stati Uniti, ed in primis la Germania…

La sua fama è dovuta alla sua “militanza” all’opposizione , un braccio di ferro nel comparto russo che ricorda davvero i tempi della Guerra Fredda. I giovani poi, fomentati da una letteratura fatta di narrazioni blogger, hacker, social media, che evocano orwelliane suggestioni, si lasciano rapire facilmente e come dei novelli V, si fanno protagonisti di un mondialismo, che se da un lato rappresenta un mondo possibile, dall’altro mostra una faccia che tutto vorrebbe spianare nel più bieco “terrapiattismo”! 

La notizia del suo avvelenamento durante la scorsa estate ha fatto il giro del mondo, rendendo Naval’nyj più famigliare anche qui, dalle nostre parti o a chi ancora non lo aveva sentito nominare; a causa di questo episodio, l’attivista da spy- gossip- story è diventato un paladino, che però sa di “fuffa”, almeno ad uno sguardo più profondo.

Lo abbiamo dunque, imparato a conoscere, a puntate, come un romanzo d’appendice, quando non una di quelle storie che potrebbero trasformarsi facilmente in una sceneggiatura per un blockbuster, talvolta addirittura dai toni comici.

Gli attori ci sono, così come ci sono i ruoli dai nomi altisonanti; le location sono altrettanto intriganti, ed il plot si dipana tra Russia, Bielo- Russia, repubbliche baltiche, Siberia, Inghilterra, Germania, per poi sconfinare addirittura negli Stati Uniti, Svizzera…

Insomma: le caratteristiche per un best- seller internazionale ci sono tutte, come non mancano i colpi di scena, gli intrighi internazionali e le tante contradizioni che fanno di questa storia una vicenda molto controversa, basti dire della militanza di NAval’nyj tra le file della destra più estrema, quella che niente meno invoca Adolf Hitler.

E l’Europa che dice di fronte a queste notizie, cosa fa? Accetta di gran cuore il fatto che per far cadere Putin si possa accettare e scendere a patti con gli estremisti di destra?

Quando si fa una ricerca in rete, con accortezza ed attenzione al fact- checking, e si cercano notizie su e di Naval’nyj ne viene fuori che è poco più di un blogger, influencer, alla stregua di una Ferragni, con i debiti distunguo naturalmente.

Il suo campo di azione è parlare male di Vladimir Putin ed aver abbracciato un movimento nato sull’onda delle contestazioni bielorusse, infatti se osserviamo la cronologia degli avvenimenti che hanno portato all’attenzione internazionale quanto sta accadendo in Russia e Bielorussia, grosso modo i tempi quasi combaciano.

Naval’nyj ha sfidato niente meno che i potenti, gente del calibro di Vladimir Putin, il quale lo avrebbe rinchiuso da ultimo in una colonia penale a non molti km da mosca una volta rientrato in Russia. Sul suo capo pendeva un mandato di cattura avvenuto a bordo dell’aereo che lo riportava in patria, poi un processo “sommario”, infine l’accusa e la sentenza: due anni e otto mesi di detenzione.

E qui è entrata in gioco Amnesty International, che dopo aver prese le parti del dissidente russo, dopo le controverse posizioni di Naval’nyj circa presunte simpatie ultranazionaliste, gli ha recentemente revocato la designazione di “prigioniero di coscienza“, mentre a Ginevra, al Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, è stato firmato un documento in suo favore affinché abbia un giusto processo.

Ricordiamo infatti che, il “blogger”, avvelenato l’estate scorsa, poi ricoverato in Germania a Berlino, è stato giudicato in un processo per direttissima al suo atterraggio in Russia, dove era stato emesso l’ordine di cattura.

Naval’nyj è stato trasferito in una colonia penale di cui nessuno conosce il nome mentre il suo legale starebbe tentando di far conoscere ai famigliari la località dove l’oppositore di Putin si trovi.

I fattori in gioco su questo personaggio quanto meno ambiguo, sono molti. Gli attori in azione sono di grande spessore: Putin, Merkel, Lukashenko, la Bielorussia, il Cremlino…un equilibrio geo- politico estremamente delicato che rischia di venire compromesso ancora una volta, da brame di e sete di potere e soldi.

Del resto, quando si legge una cosa del genere non si può che restare interdetti, Navalnyj avrebbe dichiarato:

Devo ammettere che il sistema carcerario russo è riuscito a sorprendermi. Non potevo immaginare che fosse possibile organizzare un vero campo di concentramento a 100 chilometri da Mosca“, suona un po’ scordata questa frase messa lì sui o dai Media che avrebbero ripreso dal profilo Instagram di Naval’nyj dove è stata pubblicata una sua foto col cranio rasato; in una colonia penale? In Russia? Ti lasciano lo smartphone così da poter smanettare sui propri profili social?! 

Siamo basiti!

L’oppositore, si dice, non ha denunciato maltrattamenti e anzi, dice che tutti sono “amichevoli e cordiali“. “La routine, il quotidiano, l’osservanza letterale di regole infinite. Telecamere ovunque, tutti sono monitorati e alla minima infrazione viene fatta una denuncia“, del resto siamo in una colonia penale o in un Resort? Cosa vorrebbe di più, caviale?

Poi prosegue Naval’nyj di sentirsi, lui, in una situazione alla “1984 di Orwell, l’educazione attraverso la disumanizzazione“, quando la fantasia supera la realtà, e prosegue: “Ci sono anche momenti colorati nel bianco e nero della vita quotidiana. Per esempio, ho una targhetta e una foto sul petto, ed è sottolineata da una bella striscia rossa. Dopo tutto, sono incline alla fuga, ricordate? Di notte mi sveglio ogni ora per trovare un uomo accanto al mio letto. “Sono le 2 e 30, il detenuto Navalny è al suo posto”, dice. Dopo mi addormento di nuovo con il pensiero che ci sono delle persone che si ricordano di me e non mi perderanno mai. È bello, vero?“. Il post di conclude con un “abbracci a tutti“, tutto questo in una colonia penale dove denuncia: regole rigide, telecamere ovunque, monitoraggio H24…davvero ci vogliamo credere a tutto quello che ci raccontano?

 

Author: Cris

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