Back to Backett, diretto da Marco Carniti, tra letteratura e drammaturgia dell’autore irlandese

di Cristian Arni

Francesca Benedetti si immerge nel mondo di Samuel Becket al Teatro Basilica a Roma.

 

La drammaturgia e la letteratura si confrontano e contaminano in questo lavoro drammaturgico nell’universo beckettiano a cura di Francesco Tozzi che in un attento lavoro di “taglio e cucito” compone i pezzi intervallati a frammenti del teatro di Samuel Becket, restituendo al pubblico una partitura “acida”, corrosiva come poi solo Samuel Becket ha saputo tradurre, esplorando l’universo umano, immerso nelle sue sabbie im-mobili. Restituisce la parola di Becket attraverso la trilogia- Molloy, Malone muore e L’innominabile, grazie ad un’interprete strepitosa: Francesca Benedetti, che si fa carne e sangue, tra le poltrone di una platea avvolta completamente in un “mare” di fogli in vinile, fruscianti tra luci taglienti e panorami sonori, dove la protagonista anzi, i protagonisti incarnati dall’attrice, trasmutano in un corpo in bilico tra zone d’ombra e di luce che portano l’interprete ad un lavoro interpretativo notevole, magistralmente diretta dal regista Marco Carniti, che cura una regia che affida alla parola e all’impianto scenografico nel gioco di uno specchio, ribaltando l’azione scenica facendo sedere il pubblico sul palcoscenico; un rapporto in equilibrio tra lo spettatore e l’attrice che scardina i piani soliti della rappresentazione affidando molto al ruolo della protagonista che si muove tra le poltrone, copione in mano come una direttrice di orchestra, forse meglio, una concertista che esegue la propria partitura “musicale” tra lirismo, parole taglienti, sconsolate, incastrate in un sibilo di lontana speranza a scuotere l’ordinarietà di un mondo impantanato, immobile, ma che viene scosso, shockato dalle voci di Francesca Benedetti, che ora sibila, ora strepita, ora mastica, ora stride parole e suoni come uno strumento musicale alle prese con un assolo, un’improvvisazione  alla Jimi Hendrix che vibra nelle orecchie e nell’animo di chi ascolta e guarda. Molto suggestive le scelte musicali di David  Barittoni e il disegno luci che immergono tutto in un’atmosfera tipicamente sospesa, di immutata azione, a scardinare il piano spazio temporale che fa di questo spettacolo un omaggio a Becket e al pubblico presente offre l’opportunità di scuotersi dal torpore di zone comode dove talvolta ci si lascia…assopire. Con il supporto di Dario Guidi, che funge da “servo di scena” Francesca Benedetti suona le note che più le sono proprie con al fianco il giovane performer a coadiuvare l’azione scenica.

Author: Cris

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