Aprire o non aprire, questo è il dilemma, dal Trentino Alto Adige alla Calabria, gli opposti reclamano unità di intenti

DIARIO DELLA RISORGENZA E DELLA GRANDE PESTE

 

 

Editor e Copy Cristian Arni

Con questo articolo volgiamo al termine di questa vicenda che non fa altro che dimenarsi su sè, come un cane che si morde la coda, sembra allo stato attuale reiterarsi quanto accaduto in questi ormai due mesi abbondanti nei quali, ci auguriamo, avervi tenuti compagnia, confinati tutti nelle nostre abitazioni. D’accordo con l’autore, il Prof. Antonio Saccà ci siamo detti di non perseverare nella perversione di notizie che ripetono ciclicamente come un manrta ossessivo, quindi di prenderci una pausa fino a quando gli sviluppi delle circostanze non mostreranno qualcosa di più utile e concreto. Prima del consueto articolo di Saccò, vi lasciamo il suo messaggio per tutti voi, con il quale ci accomiatiamo temporaneamente, dal mio canto spendo altre due parole di stima e amicizia nonchè di gratitudine alla brillante mente del Prof. Saccà che ci ha fornito tanti spunti di riflessione su questo virus, e ci auguriamo di tornare presto con notizie migliori in merito. Cristian Arni

“Poiché la situazione sta facendosi ancor più drammatica ma nello stesso tempo ripetitiva, almeno in Italia: lo scontro tra regioni e Stato centrale ,le riaperture,i tamponi, il siero, le mascherine, il MES, il plasma, il denaro solo promesso, e tutto il restante, in forma drammatica, dicevo, però monotona, aspettiamo il momento in cui verrà l’apertura o, come temo, una richiusura, attuata o tentata.Al momento sarebbe una sequenza di piccoli scontri. Vi sono tendenze opposte. Vedremo tra qualche mese. Non è il caso di continuare quotidianamente.Ringrazio i lettori e il responsabile della pubblicazione Cristian Arni”. Antonio Saccà.

 

 

 

di Antonio Saccà

 

 

Se un rappresentante del Governo, a mesi di pandemia, afferma che sulle Mascherine si sono avute complicazioni; se tutti gli intervistati che potevano ricevere denaro negano di averlo ricevuto o la convenienza e facilità a riceverlo, e  ciò a mesi dalla determinazione a concederlo; se incredibilmente si scopre oggi che l’aver chiuso le persone in abitazione ha causato contagio; se vi è scontro radicale tra Regioni e Stato Centrale, tra chi vuol ricominciare e chi vuole tardare, e tra un ipotetico primato della salute sull’economia, dico “ipotetico” giacché non è che  tra qualche mese cambierebbe la formulazione protettiva, ed intanto l’economia crollerebbe; se pur non avendo un soldo non vi è accordo nel Governo neanche sul modo di fare debiti; se evidentemente vi è una fazione antimprenditoriale che vuole dissolvere l’impresa privata autosufficiente, odia anche il lavoratore, predilige il mantenuto passivo, inerte, alla merce del soccorso statale… Potrei continuare. Vedo nero. La società civile fermenta, vuole, scalpita; parte della classe politica e burocratica frena, ferma, sorveglia. No, questa parte non vuole una apertura cauta, vuole una apertura sottomessa. Imprenditori, economia alla rovina in pugno ai burocrati e a talune forze politiche. Ormai lo scontro è spudorato. Basti cogliere come gli “assembramenti” di Torino e Napoli sono stati multati e sorvegliati, basta vedere quanta gendarmeria percorre le città e gli angolini; basta a comprenderlo la accettazione del provvedimento dello Stato contro la Regione Calabria. Non è difesa della salute pubblica, è, sotto l’ammanto della salute pubblica, il dominio di un potere burocratico e di parti politiche dai progetti che supponiamo e che sono micidiali. Tutelassero la salute vi sono ipotesi di cura, non di vaccino! di gran conto, le potenzierebbero, Invece cercano di irretire i movimenti della società civile. Attenzione a questo scopo! Lo Stato pensa a sorvegliare più che a favorire le “cure”. E suppone un vaccino, talmente lontano che potremmo morire, nell’attesa. Il Governo dell’Attesa.

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.