Antonius e…no Cleopatra, ma Amleto!

DIARIO DELLA RINASCENZA E DELLA BUROPOLITICA

 

 

 

 

di Antonio Saccà

 

A Roma, a Piazza Colonna, sede della Presidenza del Consiglio, ho incontrato il Principe Amleto. Camminava su e giù passando dal porticato di palazzo Wedeking, dove c’è ancora la sede de Il Tempo, quotidiano al quale ho collaborato decenni e decenni, alla Colonna Antonina, quindi sotto le finestre dell’abitazione del Marchese Ferraioli, luogo di tanti convegni. Con il Principe Amleto sono stato compagno di studi, non ne sapevo da anni, vagamente la morte del padre, gran piacere a vederlo, e mi slancia per salutarlo. “Come state, Principe Amleto?”. Mai occhi furono e saranno mesti, malinconici quanto i suoi nel fissarmi e riconoscermi. Una brevissima accensione di gioia poi mestizia, occhi pesanti e velati. Mi strinse la mano, sussurrando: ”Male, Antonius”. Sgomentai, non era uomo che si lamentasse. “Posso chiedere che vi disturba, Principe Amleto?”. Mi accennò di seguirlo, a pochi metri vi erano i meravigliosi ritrovi della Roma barocca, sedemmo. Era invecchiato, anzi: smunto, fiaccato, e taceva. Ma la faccio breve, non voglio farvi rivivere le lungaggini desolate che io vissi: mi disse che aveva perso l’originalità, ecco, proprio così: “Antonius, non sono più Amleto!”. “Non siete Amleto, ma se mi avete riconosciuto subito!”. “Ecco, vero, giusto, sono Amleto, ma non sono più amletico”. “Avete trovato la verità, oltrepassato il dubbio!”, gridai festoso. Disse con stentate parole: “No, amico Antonius, non questo mi rende l’animo piagato ma l’aver conosciuto che non sono più l’amletico assoluto, il sovrano dell’amletica, l’imperatore del dubbio, il dio del rinvio, il “soppesatore” dell’incertezza, il futuro senza presente, il ci devo pensare, il non fare oggi quel puoi fare domani, né fare domani quel che puoi fare dopo domani. Insomma, Antonius, il vostro Presidente del Consiglio è diventato più amletico di Amleto!”. E reclinò la testa. Gridai: “No, Principe Amleto, il dubbio è vostro, vostra l’indecisione, vostro il non fare, voi siete l’amletico degli amletici, “l’amleticissimo” degli “amleticissimi”, il non fare, il non decidere hanno in voi l’incarnazione vivente”. “Siete un amico come lo eravate ai tempi della lontana giovinezza, Antonius, ma in quanto a non decidere, a non fare o a un fare confuso che impedisce il fare, no, il vostro Presidenza del Consiglio mi sovrasta, mi usurpa, io sono soltanto amletico, lui è un “babiloamletico”. “Babiloamletico?”. “Sì, non soltanto non fa ma quel che fa sarebbe meglio non averlo fatto, indecifrabile, ostacolativo come è. Avete un uomo che descrive miliardi come fossero colombi in volo, sciami di miliardi, che rende le parole fatti, a parole. Vedi, Antonius, io, Principe Amleto, ero indeciso a cogliere il bene o il male perché volevo decidere, fare, compiere un’azione, il vostro Presidente del Consiglio dubita per non decidere, io dubitavo per fare, lui finge di dubitare per non fare, e, se fa, “illabirinta”, “contorcitore” del semplice come è, sicché causa la impossibilità a fare anche negli altri, è un paralizzatore di supreme qualità impeditive, a sbrogliare le sue matasse occorre un tempo tale che ti rovina il tempo.”. “Che strano, Principe Amleto, Egli, il Presidente, parla sempre con voce colma e seria di fare, di aver fatto, di fare ancora, e suscita commissioni, convegni, e dal suo Governo escono libri grossi come dizionari”. “Appunto, amico Antonius, copre il vuoto con tante parole, il fare non occorre di parole ma di fare”. “E perché mai questo eventuale inganno verso un popolo che cerca di salvarsi?”. “ Per il gusto dell’inganno, o forse perché il suo governo ha opinioni opposte e dunque meglio non decidere, o perché vuole la rovina del Paese, tenerlo stretto in regole intorcinate perché non vi siano forze liberate, forti, indipendenti, o, peggio, perché tutti siano schiavi di magistrati e burocrati, o per fare fallire l’industria e illudersi di ottenere un ambiente pulito, o per vendere il Paese fallito a qualche amico straniero o non straniero, o per boria incapace, o per….”. “Basta, Principe Amleto, vedo che in quanto a dubbi, voi ne avete tanti, siete ancora davvero amletico”. “No, amico Antonius, io dubito per capire, quello dubita per mentire”. E con improvvisa energia, si alzò, e si allontanò. Sulla porta si girò e mi disse: “Io dubitavo per scegliere, quello dubita per non scegliere e finge di dover ragionare. Studia l’arte del nulla e della complicazione. La vedremo”. Uscì. Io rimasi. E pagai. Ad avere a che fare con Amleti si paga sempre. Uscii anche io. Sui giornali, che acquistai, lessi il lungo Programma per il Governo della Commissione Colao, poi del grande Convegno degli Stati Generali, dunque discussioni, ancora discussioni, discussioni sulle discussioni, regole che regolano le regole che avevano regolato regole, regole talmente fitte e minuziose che nessuno potrà rispettare e se le rispettasse si paralizzerebbe. Mi sembrava di tornare agli studi di Filosofia con il Principe Amleto, quando apprendevamo la celebre teoria di Zenone di Elea che una freccia non raggiungerà mai il bersaglio perché deve percorrere punti infiniti. Ma perché mai tante “aggrovigliature?” Per assoggettare Per salvare la salute rovinando le imprese? Non sanno già quel che devono fare? Mio dio, sto diventando amletico pure io!

Author: Cris

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.