Alan Parker: dalla working class a Hollywood, sulle ali della libertà e della musica.

di Cristian Arni

 

 

 

 

 

Apprendere che un regista come Alan Parker possa essere passato a miglior vita è un po’ come apprendere che Babbo Natale non esista, ti piove addosso un mondo di colori, suoni, immagini, musica e incanto. Ma Parker era reale e Babbo Natale, un po’ meno.

Il parallelismo ci viene forse da una fisionomia, bonaria e accogliente, questo è ciò che percepivamo nel vederlo. Sorridente, paffuto, rassicurante, calmo, di quella calma inglese, quella distanza tra sè e gli altri che mai ci è parsa tradursi in scostamento.

Figlio della working class, umili origini diviene uno dei registi più eclettici ed originali della sua generazione; un British man che diventa produttore di se stesso attraverso una carriera iniziata come fattorino in una agenzia pubblicitaria fino ad arrivare al grande successo cinematografico di regista che lo farà conoscere al grande pubblico dopo anni di gavetta con il film, “Fuga di mezzanotte“.

Parker ha lambito il premio Oscar in varie occasioni come miglior regista, pur vincendo le ambite statuette in ben altre categorie, spesso legate alla sceneggiatura e alle musiche: già la musica, tanta, tutta bella e azzeccata quella che utilizzava nei suoi film, la musica era la sua cifra, come lo stile precisissimo e attento, alla “Hollywood classica”, lui che veniva da una cinematografia rasa al suolo, letteralmente detto, dal secondo conflitto mondiale.

Saranno la pubblicità, il lavoro come Copy Writer, ad alimentare la sua creatività ed abilità che lo porteranno a firmare lavori riconosciuti in altri ambiti internazionali: da Cannes al Tokyo International Film Fest, il BAFTA e ancora: le nomination al Golden Globe fino al titolo assegnato da Sua Maestà la Regina Elisabetta che gli conferisce il titolo di Baronetto, del quale era fiero.

Se “Fuga di mezzanotte” gli darà la celebrità, questa si affermerà attraverso titoli quali: “Pink Floyd- the Wall” tratto dall’omonimo concept album della band psichedelica inglese, oppure “Birdy- Le ali della libertà” con il quale vincerà il Grand Prix speciale della Giuria, al Festival di Cannes o ancora: “Mississipi burning” con Gene Hackman e Willem Dafoe, sul tema dei diritti civili degli afroamericani, tema questo reso sempre più attuale dai recenti fatti di cronaca in seguito alla morte per asfissia di Geroge Floyd, l’afroamericano arrestato per possesso di banconote false poi caduto vittima della polizia di Minneapolis. 

Ma tornando al cinema di Parker citiamo ancora due titoli che non possiamo tralasciare: “Fame- Saranno famosi“, vincitore di due premi Oscar, uno per la colonna sonora e uno per la migliore canzone originale; l’altra pellicola è un film Cult, un thriller che si estende quasi all’horror, un film che ha segnato un momento importante nella cinematografia degli anni ’80 con incassi globali notevoli: quadi 18mln di dollari, nelle sale del pianeta e fu uno degli home video più venduti del periodo, film con un cast eccezionale, parliamo di “Angel Heart- Ascensore per l’inferno” con Mickey Rourke, Robert De Niro, Charlotte Rampling.

Per concludere questa rapida carrellata di titoli non possiamo non nominare “The Commitments” tratto dal romanzo omonimo di Roddy Doyle, altro film musicale con una accurata selezione musicale che accompagna la pellicola e un’altra opera a suo modo unica, un music- hall interamente cantato, senza dialoghi, se non poca roba dove Parker affida il ruolo principale alla cantante, Madonna, parliamo di “Evita” con Antonio Banderas. Il film ha incassato la bellezza di 140mln di dollari.

Author: Cris

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