A Trastevere l’eccidio del lanificio Ajani con il sacrificio di Giuditta Tavani Arquati

Editor e Copy Cristian Arni

A Trastevere, Monteverde vecchio e il Colle del Gianicolo, per spingerci fin Porta Portese a lambire Teastaccio sono molto legato, sono luoghi a me particolarmente cari, luoghi ricchi di memoria e Storia, bellezza e tanti, tantissimi aneddoti di vite vissute. Conosco “tresteverini” DOC, monteverdini DOC, che potrebbero raccontarne di cose, e che  in parte ho avuta la fortuna di incontrare nel mio percorso errante, l’onore di toccare con mano la Storia, raccontata, tramandata oralmente, nel vero senso della parola, non solo la Storia delle grandi “personalità” e dei grandi personaggi, quelli vincenti, ma  quella fatta dalle persone, dalla gente e dal popolo, la Storia delle mentalità, così cara a Le Goff. Ecco che la voce narrante di una di queste storie, dove però spiccano ancora una volta personaggi diventati poi quasi miti, leggende, ci viene raccontata dal Dott.Arnaldo Gioacchini, “tresteverino” DOC, che narra le gesta, peraltro vere e concrete di una eroina, tutta al femminile…ma non voglio anticiparvi nulla, vi lascio all’interessante ricostruzione del Dott. Gioacchini, nostro Redattore Capo, nonchè curatore Culturale della nostra testata, Gioacchini, cognome che incontrerete anche all’interno dell’articolo, Buona lettura!

 

di Arnaldo Gioacchini

 

 

Durante l’anno 1867 vari tentativi insurrezionali erano stati fatti a Roma all’interno della cinta muraria da parte dei rivoluzionari mazziniani ivi incluso quello del 22 ottobre quando un organizzato gruppo di essi aveva saggiato, fuori porta sulla via Ostiense, la consistenza di alcune unità pontificie, ma quasi sul punto di averne il sopravvento  aveva dovuto però disperdersi, per non essere catturato, a causa di rinforzi giunti dal vicino presidio cittadino. Nei giorni a seguire il patriota  Francesco Cucchi, ufficiale garibaldino inviato in segreto dallo stesso  Garibaldi, si dedicò a riorganizzare i gruppi dispersi e mal collegati fra loro e a tentare di introdurre nella città seicento fucili. L’intento era quello di prepararsi ad una nuova forte azione, questa volta dentro la città, pur considerando le nuove sfavorevoli circostanze. Infatti, dopo l’episodio del 22 ottobre, a Roma era stato proclamato lo stato d’assedio: le porte della città erano state chiuse e numerose pattuglie di zuavi, gendarmi e zampitti circolavano giorno e notte sciogliendo anche piccoli gruppi spontanei di persone e arrestando  quanti potevano apparire sospetti. Agli uomini della gendarmeria pontificia si erano uniti qualche centinaio di alti borghesi e di nobili armati dal generale Zappi, questa aggregazione agiva sotto il nome di “Volontari Romani”. Nonostante le indubbie difficoltà l’opera di riorganizzazione e preparazione da parte degli antipapalini continuava senza posa: mantenevano contatti con i gruppi di insorti rimasti fuori dalle mura, accrescevano i depositi di armi e trasportavano in nascondigli sicuri altre bombe e fucili. Il lanificio di Giulio Ajani, in via della Lungaretta 97 era uno dei principali centri insurrezionali; Ajani aveva preso in affitto il lanificio da Giustino Tavani Arquati con la cui famiglia aveva stretti rapporti di profonda amicizia vista anche la totale comunanza di idee. Giulio Ajani, insieme al figlio maggiore di Giuditta Tavani Arquati, aveva fatto del lanificio della Lungaretta il ritrovo di un gruppo di rivoluzionari che cominciò col fabbricare, direttamente sul posto, cartucce e pallottole e con l’acquistare fucili servendosi delle licenze di caccia dell’Ajani e dell’Arquati a cui si aggiunsero una ottantina di bombe mandate dal Cucchi, altre bombe e pistole entrarono nel lanificio nascosti nei velli delle pecore. Per entrare in azione erano stati fatti diversi progetti ma alla fine aveva prevalso la scelta di far iniziare il tutto proprio da Trastevere prendendo come caposaldo il lanificio Ajani. Secondo i calcoli del Cucchi la data più propizia per una sortita era la sera del 27 quando Garibaldi sarebbe dovuto giungere a Ponte Nomentano, a quel punto scoppiata la rivolta in Trastevere, assalite le caserme, costrette le truppe a presidiare i ponti e le piazze e tutta la zona del Vaticano, si riteneva che l’ingresso in Roma dei garibaldini sarebbe potuto avvenire piuttosto facilmente, era stata anche ipotizzata una sorpresa da parte della polizia, in questo caso i popolani trasteverini avrebbero dovuto difendersi in tutti i modi possibili aspettando l’aiuto dei vaccinari della Regola (ma nulla andò così). Nella notte un turno di sentinelle vigilava dalla terrazza di Casa Ajani, ma nonostante ciò, informati da una spia, i gendarmi pontifici, all’improvviso, assalirono il lanificio Ajani. Il primo ad accorgersi di ciò fu il figlio di Giuditta che, per rallentarne l’azione, gli lanciò contro  una bomba; da quel momento si scatenò la battaglia, che durò oltre due ore, con Giuditta Tavani Arquati la quale, nonostante la gravidanza, sparava e ricaricava le armi per gli altri. La resistenza dei settanta insorti fu talmente strenua che i trecento pontifici fecero venire altri rinforzi (300 soldati) per l’assalto finale a cui i repubblicani, terminati i proiettili e le bombe, arrivarono a tirare pure le tegole dal tetto, alla fine però il lanificio fu circondato e, sfondato il portone, gli zuavi, baionette in canna, si precipitarono per la scala del fabbricato; Giuditta Tavani Arquati (37 anni), suo marito Francesco e Paolo Gioacchini (“capoccia” del lanificio) insieme ai suoi due figli Giuseppe e Giovanni furono uccisi a baionettate e sfigurati a colpi di calcio di fucile all’interno del loggiato coperto, altri insorti: Bettarelli, Marinelli, Rizzo, Domenicali, Ferroli, Donnaggio e Mauro furono presi e fucilati seduta stante. Gli unici rimasti vivi dall’eccidio, perché mischiatisi ai cadaveri non furono fatti segno ai colpi di baionetta, furono Giulio Ajani, Pietro Luzzi ed il secondo dei fratelli Domenicali, Luigi tutti e tre catturati e condannati a morte, condanna poi commutata nella galera perpetua. Giuditta Tavani Arquati insieme al padre Giustino aveva già partecipato ai moti della Repubblica Romana del 1849 per poi, caduta questa, rifugiarsi insieme al genitore a Venezia. L’eccidio del Lanificio Ajani è stato anche al centro del racconto della miniserie televisiva dal titolo: “L’ultimo papa re” mandata in onda da Rai 1  l’8 ed il 9 aprile 2013 per la regia di Luca Manfredi e che ha visto ottimo protagonista Gigi Proietti. Le ceneri dei morti durante l’assalto al lanificio Ajani riposano a Roma nel sacrario garibaldino del Gianicolo accanto a quelle di Goffredo Mameli.

 

Author: Cris

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