A QUESTO PUNTO

introduzione di Cristian Arni

…se questo è il punto a che punto siamo? A questo punto, bisogna fare il punto della situazione unendo, i puntini per tracciare linee che convergano verso il punto centrale della questione! Così ad un certo punto, ci dovremmo accorgere, rendere conto che siamo ad un punto di stallo, un punto morto! Puntualizzare potrebbe apparire inutile a qualcuno, ma noi ci teniamo a mettere i puntini sulle “i”. Punto ed, a capo!

 

 

 

 

 

di Antonio Saccà

A questo punto, dopo mesi grevi, in una situazione tollerabile e sotto certi aspetti apprezzabile nella sfera della salute, bisogna utilizzarla per un impulso vitale straordinario nel lavoro. Scrivo da tempo che se non si eccita la forza vitale del popolo italiano, dico di noi ma è faccenda generalizzabile, non faremo un passo verso la salvezza sociale. Le misure economiche così come sono disposte non innalzano il livello produttivo del Paese, sono misure compensative, di soccorso non di stimolo alla produzione, non rimedio dei grandi problemi strutturali che ci invalidano, infrastrutture, burocrazia, sistema giudiziario, malavita… Vogliamo la digitalizzazione, l’economia verde, l’energia rinnovabile, lo Smart Working, la robotica, l’intelligenza artificiale, la vendita online, bene, purchè vi sia un programma, una finalizzazione organica. Non che negli altri paesi vi sia qualcosa di meglio, ma noi ci gonfiamo di debiti, debiti su debiti, se aumentiamo il debito dovrebbe avere quale scopo la crescita produttiva stabile non il soccorso momentaneo. In ciò è racchiusa la critica ormai diffusa al nostro Governo, che esso non ha un progetto di rinascita, un progetto di investimenti, un progetto di occupazione ma agisce con misure, ripeto un termine ripetuto, assistenziali, protettive, ora le misure assistenziali, protettive, effettuate anche in altri paesi, sono indispensabili nel momento massimo della crisi, se un’impresa è chiusa per motivi di salute, si provvede a tutelarla per impedirne il fallimento, se i lavoratori non sono al lavoro si provvede a salariarli per impedire la miseria ma se contemporaneamente e soprattutto quando il momento è propizio non si attivano investimenti produttivi strutturali si scade nella protezione del breve periodo, senza futuro, si sperde una fortuna per soccorrere, ma non c’è produzione, salario attivo, occupazione, cantieri, lavori strutturali. Nè vale dichiarare che dobbiamo proteggere anche la salute, e questo rende cauti nell’apertura produttiva. Ormai la situazione sanitaria è assolutamente controllata, ad esagerare la evenienza dei giovani che tornano dall’estero mi pare un pretesto. Cautela ma non esageriamo, sembra che non si voglia guarire l’economia. E’ un sospetto tenebroso. Ma è un sospetto. Cantieri, grandi opere pubbliche, e chiarezza. Ad esempio: si rimborsano i lavori per ristrutturazioni domestiche. Bene! No. C’è una clausola per la quale può non essere approvato il lavoro fatto…a proprie spese. Si diminuiscono le tassazioni delle imprese al Sud, e sembrerebbe favorire il Sud, ma è una misura a breve termine e che non incide nei lavori strutturali: strade, trasporti… Insomma: pecette, burocrazia e soccorsi brevi. Aspettiamo i soccorsi europei, sembra. Ma potevamo cominciare invece di consumare il denaro in cassa integrazione e soccorsi. Comunque vedremo rapidamente che avverrà. Purchè non si dica che l’economia è in rovina per motivi di tutela della salute. Oggi la salute si tutela opportunamente da sè. E’ una strategia: gli errori, voluti o meno, nell’economia con la falsa idea che tutto si fa per tutelare la salute. Non è più così, la salute è tutelata da se stessa non con la politica equivoca.

Author: Cris

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