A dodici anni da Fukushima, breve riflessione di storia contemporanea

di Cristian Arni

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Dal Giappone all’Ucraina i disastri nucleari che hanno caratterizzato gli ultimi  trentasei anni.

 

Forse non sarà più il tempo di occuparci solo delle questioni di casa nostra! O forse sarebbe il caso di si.

Il mondialismo è il nuovo assetto globalizzante, specie per le future generazioni, progetto di massa in atto almeno da quando le notizie corrono rapide da un capo all’altro del pianeta.

Siamo tutti abitanti di questo “Villaggio Globale”, immenso condominio di differenze: culturali, sociali, economiche, storiche ecc.

Prima erano tv e giornali a diffondere notizie che provenivano da angoli considerati remoti del pianeta, oggi internet è la rete sociale che accorcia le distanze, almeno percettivamente, dove veicolare tutto ed il contrario di tutto ad una velocità un tempo impensabile.

Chissà, forse occorre un filtro, un freno inibitore a questa ipertrofia connettiva tra news, fake- news in cui gli utenti sono prosumer, se non altro per digerire e metabolizzare tutto quello che passa tra noi ed il mondo circostante, tanto per dar tregua al cervello e allo spirito di ristorarsi.

Alla luce di ciò vien da sè che non si possono ignorare certi anniversari legati a certi eventi; così accade che in Italia ci si preoccupa di quanto avviene in un’altra area geografica del pianeta e viceversa forse, chissà.

La pandemia da Covid è servita anche a questo: a farci percepire tutti accomunati dallo stesso pericolo, dallo stesso destino, con i dovuti distinguo a seconda di come i diversi paesi hanno risposto al contenimento del virus.

Ora ci sta pensando la guerra Russo- Ucraina, ulteriore conferma di questo nostro mondialismo, almeno nei grandi temi, un cambiamento percettivo che espande la nostra coscienza, dilatandola e poi contraendola a più riprese.

A tutto questo contribuiscono fortemente Internet e i Social Network, che danno libera voce ed espressione, forse talvolta anche con troppa visto il malsano protagonismo di alcuni, a pensieri ed azioni che generano emuli in ogni dove. I comportamenti si replicano e reiterano in un vortice tritatutto.

E così, in questa configurazione mondialista non possiamo essere ignari, non possiamo fingere di non sapere o non ricordare che oggi, 11 Marzo è una data tanto importante quanto triste perchè ricorre l’undicesimo anniversario dallo Tsunami che sconvolse la costa nord- occidentale del Giappone, al quale fece seguito l’incidente alla centrale nucleare nella prefettura di Fukushima, gestita da TEPCO.

La sensibilizzazione antinucleare passano per ogni dove e sul web si organizzano sit- in per la denuclearizzazione del nostro pianeta; anche il nostro paese partecipa al dolore e al ricordo di quell’11 Marzo 2011, perchè quell’incidente così lontano in fondo ci tocca da vicino.

All’indomani del disastro nucleare di Chernobyl, correva l’anno 1986, il nostro paese fu chiamato ad esprimersi in merito con un referendum che vide lo smantellamento dei nostri impianti nucleari per la produzione di energia, era il 1987.

All’indomani dell’incidente di Fukushima, sempre nel 2011, in Italia fu indetto un nuovo referendum che stringeva ancora di più il cappio intorno all’energia nucleare nel nostro paese, un dejavu tutt’altro che definitivo alla luce della nuova crisi energetica in atto che sta rilanciando l’ipotesi di riapertura degli impianti nel nostro paese, ma al momento si tratta di timidi accenni.

Ciò che stiamo vivendo a causa della vertiginosa impennata dei prezzi di carburante ed energia ripropone l’argomento sul tavolo delle trattative per rilanciare la proposta sulla riapertura delle centrali nucleari in Italia, con il parere favorevole di quanti mirano ad un’autonomia energetica per sganciarsi dai ricatti del mercato e dalle trattative diplomatiche sempre più complicate.

Tornando al presente, volgiamo lo sguardo al Giappone dove si commemorano le vittime del disastro naturale scatenato dal terremoto prima e dal maremoto successivamente, abbattutosi sulla costa nipponica che causò il successivo incidente alla centrale nucleare di Fukushima.

Un disastro di proporzioni tali, avvertito fortemente da tutta la popolazione giapponese che in passato ha dovuto fare ben altri conti con il nucleare a causa delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

Nel disastro di Fukushima del 2011 le vittime furono 15.900 prevalentemente causate dallo tsunami; oggi, dodici anni dopo, il Giappone si ferma a pregare per le sue vittime, i superstiti ed i famigliari; alla conta mancano ancora gli oltre 2500 dispersi.

C’è un dato che lascia riflettere ovvero i decessi legati a disturbi mentali e allo stress sviluppati come conseguenza del disastro, secondo l’Agenzia per la ricostruzione, ammontano a 3.784.

Il numero degli sfollati invece si è andato progressivamente riducendo nel tempo, da un massimo di 470.000, all’indomani dell’incidente alle attuali 38.139 persone evacuate sono ancora senza casa

Con la mestizia e la compostezza che sono tipiche del popolo giapponese, anche quest’anno si stanno celebrando in tutto il paese, le commemorazioni di quell’11 Marzo 2011; il Governo centrale per la prima volta quest’anno lascia che le prefetture organizzino autonomamente, veglie e cerimonie in memoria delle vittime.

In conseguenza del forte terremoto, che registrò una magnitudo pari a 9.1, si scatenò il maremoto che raggiunse le coste nord- occidentali del paese abbattutosi poi, con uno tsunami, nell’entroterra giapponese, spazzando via tutto quello che trovava lungo il suo cammino.

L’impianto nucleare di Fukushima fu messo a dura prova e nonostante i tempestivi interventi di soccorso per mettere in sicurezza i reattori ci furono tuttavia delle perdite di idrogeno.

A causa di ciò nei successivi tre giorni dal disastro ambientale sarebbe esplosa la parte superiore dei reattori 1 e 3 poi, il 15 Marzo ci furono delle esplosioni anche negli edifici dei reattori 2 e 4.

Il mondo e l’Europa, specie l’Europa centro orientale, rivide affacciarsi alla mente il disastro della centrale nucleare di Chernobyl del 1986, a 100 km da Kiev, oggi teatro dei duri scontri per mano dell’attacco russo in Ucraina.

Entrambi gli incidenti, Fukushima e Chernobyl, furono classificati al livello settimo, ossia di massima pericolosità.

Un minimo comun denominatore che è l’origine dell’attenzione rivolta a così tanti chilometri di distanza che solo le moderne tecnologie in uso ci consentono di abbattere facendo percepire, idealmente, il mondo, sempre più come un “Villaggio Globale” in cui i destini degli uomini, indipendentemente dalla loro nazionalità, religione o etnia, si contaminano a vicenda, contaminazione per la quale non c’è protezione che tenga!

Author: Cris

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