A Caracalla 2019 arriva il prestigioso corpo di ballo del Tokyo Ballet.

Una serata tra le stelle en plein air e tra quelle della danza; dal Classico al Moderno, contaminazione di generi e stile tra le coreografie di Bejart e le musiche di Stravinskij. Il pubblico applaude entusiasta danzatori fenomenali. Fuortes soddisfatto della compagnia che ha portato dal Sol levante il prezioso contributo a rinnovare gli scambi culturali tra Italia e Giappone.

 

 

di Cristian Arni

La grande danza alle Terme di Caracalla 2019 con il prestigioso Tokyo Ballet, ieri sera 26 Giugno con due ore in compagnia dei danzatori del Sol levante, conosciuti in tutto il mondo per il loro repertorio che spazia dal repertorio Classico al Contemporaneo.

Ieri sera hanno dato dimostrazione al pubblico, accorso numeroso per l’occasione, di saper mantenere fede alla reputazione della Compagnia che compie quest’anno 55 anni, era infatti il 1964 quando è stato fondato da Tadatsugu Sasaki; dal tour di esordio sovietico, per cui il Dipartimento Sovietico della Cultura ha insignito il Tokyo Ballet del titolo “Cajkovskij Memorial”, ad oggi molti sono stati i tour in tutto il mondo: Europa, America Latina, ex Unione Sovietica, esibendosi sui palcoscenici più prestigiosi di: Italia, Polonia, Brasile,Francia, Argentina, Austria, Germania con un repertorio che comprende titoli quali: Kabuki, Bugaku, di Maurice Bejart; ancora: Seven Icon of the Moon, The Colors of Time, senza tralasciare le ben ventuno opere di Maurice Bejart e la collaborazione con coreografi d’eccellenza: John Neumeier,Vladimir Vasil’ev, Natalia Makarova di cui proprio ieri sera hanno dato prova con la coreografia de “La Bayadere- il regno delle ombre”, produzione ideata, diretta da Natalia Makarova che firma la coreografia da Marius Petipa su musica del compositore austriaco Leon Minkus.

Nella suggestiva cornice del parco archeologico rivive la grande Danza di repertorio, accademismo puro eseguito con massimo rigore e perfezione da incantare il pubblico che non ha trattenuto applausi a scena aperta accompagnati da grida di consenso.

Dal fondo della scena, per lo più priva di orpelli decorativi, ricordiamo siamo tra le vette dell’Himalaya tra le cui rocce, nella cupezza dell’ambientazione appaiono una ad una le ombre, non ce n’è bisogno di altro visto il prestigio del luogo e la bravura delle danzatrici che si muovono in perfetta armonia, non una punta fuori posto. I costumi bianchi, leggeri evocano i disegni classici, siamo in pieno romanticismo, l’opera è il perfetto connubio melodrammatico cari a Petipa e Minkus, i due collaborarono sempre in maniera molto stretta. Passi e coreografie eseguite mirabilmente, il corpo di ballo incanta il pubblico per condurlo in quest’atmosfera soprannaturale, esotica. La tragicità espressa dai solisti nei loro passi richiama tutto il concetto femmineo e l’amore romantico, impossibile tra promesse fatte e tradite. In un altrove, Il Regno delle Ombre ha sempre costituito il climax de La bayadere– narrazione frammentata ad episodi per cui, il Regno delle Ombre sembra un’unità a se stante, un luogo incantato ed onirico-  ritroviamo Solor e Nikiya che si incontrano in una visione, il soprannaturale è elemento fondante del periodo, solo che il loro incontro evapora al concludersi della scena; bravissimi i solisti che hanno interpretato i due protagonisti con estrema fedeltà ed abilità tecnica, ogni tanto però il pensiero andava a Nurejev che del balletto curò la sua ultima coreografia nel 1992.

Nella seconda parte della serata dal Classico si passa al Moderno con: Tam- Tam et percussion; è la vola dei ritmi e delle percussioni suadenti ed ancestrali, provenienti da un altro tempo, un’altra terra; la musica e la danza africana sono il passaporto per un capolavoro con la coreografia di Felix Blaska, francese di origine polacca che in tournèe  in Sud- Africa rimane affascinato da quella cultura tanto da concepire, su musiche di Jean- Pierre Drouet e Pierre Cheriza, una partitura fisica eccellente in cui i corpi, sotto il ritmo del tam- tam voodoo haitiano di Pierre Cheriza e le percussioni occidentali di Drouet, esplorano le innumerevoli possibilità e geometrie nello spazio in forme dal grande impatto visivo estetico; movimenti suadenti, tribali ed evocativi in cui il corpo di ballo nipponico offre tutto il suo prestigio in una performance che ha affascinato per abilità e capacità fisica e tecnica davvero impressionanti che hanno trasportato gli spettatori in un viaggio metafisico senza confini: dal Giappone, all’Africa arrivando in Francia con un’eredità polacca, una fusione di culture per un mondo, come solo la vera arte può fare, senza barriere culturali. Sono ritmi precisi come precisi sono i movimenti dei danzatori che scandiscono all’unisono i tempi e gli accenti dialogando tra loro e con i musicisti en plein air.

Dopo una pausa di mezz’ora circa arriviamo così alla terza ed ultima coreografia, forse quella più attesa con ansia; è la volta de “Le sacre du printemps” di Igor Stravinskij dalle coreografie di Maurice Bejart, che come dicevamo in apertura costituisce buona parte del repertorio del Tokyo Ballet per cui spesso sono riconosciuti come “sister company” del Bejart Ballet di Lausanne non solo, il rapport di Bejart con il Tokyo Ballet fu così speciale che riconobbe alla compagnia quella versatilità tecnica ed interpretativa tutta orientale, dotata di una grazia unica.

Ancora una volta è la contaminazione, questa volta di stili di danzare: il classico è contaminato dal moderno per una deformazione che genera un ibrido e presenta una coralità rituale che affascina e cattura il pubblico a cui si aprono modi e riferimenti di ogni genere: dalla danza in Fantasia di Disney a tutta la genia teatrale che dalla biomeccanica di Vsevolod Mejerchol’d apre gli orizzonti all’espressività totalizzante dei corpi che si respira anche nella successiva corrente futurista e poco prima nel formalismo delle avanguardie storiche del cinema sovietico, insomma un vero excursus che accende fari attraverso coreografie molto vivide di grande impatto visivo sullo spettatore.

La serata si conclude felicemente tra l’entusiasmo del pubblico che applaude a gran voce. Lasciando la poltrona abbiamo colto strada facendo un’onda energetica carica di entusiasmo e positività come solo i grandi eventi sanno fare; i commenti colti all’uscita erano pressocchè tutti positivi e favorevoli, entusiasti e pieni di ammirazione.

Alla serata era presente anche il Sovrintendente dell’Ente Teatro dell’Opera, Carlo Fuortes che ha gradito la performance dei danzatori dichiarando: “Avere di nuovo alle Terme di Caracalla il Tokyo Ballet, principale Compagnia di Balletto del Giappone che vanta un repertorio d’eccezione tra titoli occidentali e orientali di altissimo profilo, è per noi tutti un importante segnale di continuità delle relazioni e degli scambi culturali con il Paese del Sol Levante. L’eccezionalità della Compagnia e del loro programma un ulteriore tassello di prestigio alla nostra programmazione estiva”.

Author: Cris

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