A 130 anni dalla nascita di Arturo Gramsci

 

 

 

 

di Cristian Arni

 

 

 

 

E’ da poco passato il 130° anniversario dalla nascita di Antonio Gramsci, uno dei padri fondatori del comunismo italiano.

Sebbene sentir parlare oggi di comunismo possa apparire anacronistico va comunque detto che sopravvive una certa idea attualizzata, almeno nella sua forma teorica più che pragmatica, di quell’ideologia che spinse Gramsci a scindere dai socialisti per dar vita al PCI, il più grande movimento comunista occidentale.

Refrattario com’era all’egemonia di una élite socio culturale alla guida delle masse, si vedano anche le sue riflessioni sulla Rivoluzione Francese e i suoi esiti, Gramsci ha catalizzato su sè l’attenzione di molti, non a torto, in quanto la sua figura è certamente di primo piano, nonostante le sue condizioni fisiche e di salute più che compromesse, ma ciò non gli impedì di essere presente, intellettualmente e fisicamente, nei momenti fondamentali della storia del primo novecento. 

 

 

Il 22 Gennaio 1891, nacque asd Ales. in provincia di Oristano, Arturo Gramsci, filosofo, saggista, giornalista, critico letterario, linguista, intellettuale che richiamiamo alla mente dopo qualche giorno dall’anniversario della sua nascita e noi, come ogni altro personaggio di livello che si rispetti ci teniamo a ricordarne la ricorrenza, indipendentemente da come la si possa vedere politicamente, ammesso oggi, si possa ancora parlare di politica intesa come forma alta di amministrazione della “cosa pubblica” ed espressione di idee tese verso il bene della società

Pensatore di scuola marxista, tra i fondatori del comunismo, diversi anni passati in prigione, in condizioni di salute via via sempre più precarie; a dispetto, però, delle sue fragili condizioni fisiche e della sua malattia degenerativa che ne segnò l’esistenza, Gramsci ha lasciato un insieme di scritti ed opere che non riguardano solo ed esclusivamente l’aspetto politico della sua esistenza.

Per una fatale coincidenza di date, Il 21 Gennaio 1921, Gramsci nasceva come abbiamo visto il 22 Gennaio, cento anni fa nasceva il Partito Comunista d’Italia, il più grande partito comunista occidentale che sopravvisse in clandestinità finchè non riprese la sua attività lecita dal 1943 in poi.

In occasione di questa ricorrenza abbiamo appreso di una iniziativa che segnaliamo in caso vogliate approfondire l’argomento, per vostra cultura personale: la Cineteca di Bologna ha restaurato e messo online un documento d’epoca, cronaca viva di quel gennaio 1921 in cui si svolse a Livorno il XVII Congresso del Partito socialista, concluso con la scissione dei comunisti.

Uomini e voci del Congresso socialista di Livorno‘, custodito dalla Cineteca di Bologna grazie alla copia depositata dalla documentarista Cecilia Mangini e restaurato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata.

La testimonianza storica è online dal 18 gennaio sulla piattaforma ‘Il Cinema Ritrovato fuori sala‘, presentato dal regista livornese Paolo Virzì, e dal professor Paolo Capuzzo, direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Bologna, e dal direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli.

Il film sarà disponibile fino al 17 febbraio, assieme agli altri titoli della piattaforma Il Cinema Ritrovato fuori sala, progetto realizzato dalla Cineteca di Bologna per la visione online – in collaborazione con MYmovies – di classici restaurati e rarità dalla storia del cinema, con un programma che si rinnova ogni 30 giorni.

 

 “Il film in due bobine, girato in 35mm, della durata di 30 minuti, non ha indicazioni né sulla produzione, né su chi lo abbia diretto e non ebbe mai un visto di censura“, spiega Farinelli. “Pur essendo un documentario, è un vero esperimento perché cerca di offrire il ventaglio delle molte posizioni e delle importanti personalità che animavano quelle giornate, pur non avendo a disposizione il sonoro, ma solo didascalie, e una pellicola poco sensibile, che rendeva quasi impossibili le riprese all’interno del teatro. Sfilano i rappresentanti dell’Internazionale socialista, Turati e Terracini, Bordiga e Bombacci, Argentina Altobelli e Francesco Misiano, che scappato in Urss diede vita alla casa di produzione Mezrapom, per un decennio lo studio più innovativo del cinema sovietico. Per sintetizzare i lavori del congresso spesso l’autore fa ricorso al linguaggio simbolico delle immagini (come il mare in tempesta o parti animate) e il racconto di quelle giornate che dovevano decidere il futuro dell’Italia si chiude, senza chiarire gli esiti del Congresso e l’avvenuta scissione, su una bandiera rossa e sulla speranza di un futuro radioso. Alle elezioni del 16 novembre 1919 il Partito Socialista era stato il partito più votato, con il 32% dei voti e 156 seggi, a quelle del 15 maggio ottenne il 24% dei voti e 123 seggi, il Partito Comunista d’Italia il 4% e 15 parlamentari. Il vento era girato, la marcia su Roma era ormai alle porte“. 

Author: Cris

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