27 anni fa il duplice assassinio in cui persero la vita Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

 

 

 

 

di Cristian Arni

 

 

Non sono ancora trascorsi trent’anni da quel 20 Marzo 1994, quando a Mogadisco, Somalia, la giornalista Ilaria Alpi ed il suo cineoperatore triestino, Miran Hrovatin, venivano brutalmente assassinati.

Bastano queste due righe introduttive a far comprendere il contesto di cui stiamo parlando e le circostanze oscure di una vicenda giudiziaria lunga oltre un ventennio, sopravvissuta anche alla madre della Alpi, scomparsa nel 2018.

Perchè invochiamo il trentennale da quella terribile data, perchè si narra, o ci si illude che sia così, che i casi secretati, quelli posti sotto il Segreto di Stato, possano essere rispolverati dopo trent’anni di oblio. Ora si potrebbe contestare che nel caso Alpi/Hrovatin non vi sia ufficialmente alcun Segreto di Stato, almeno palese e alla luce dei fatti, eppure…

I depistaggi, le richieste di archiviazione, per altro assurde a noi mettono una pulce nell’orecchio e quella pulce ha a che fare con segreti di cui non si vuole svelare la portata.

La madre della Alpi intraprese immediatamente una battaglia per far emergere la verità sulla vicenda del duplice omicidio. Come molte altre madri che si sono battute per la verità in seno alla morte dei propri figli, anche la madre della Alpi non vedrà il frutto delle sue battaglie, purtroppo.

Perdere un figlio è di per sè un lutto orribile, perderlo in circostanze “anomale” poi, dove per anomale intendiamo tutto il corollario di questa vicenda fatto di: traffico di rifiuti tossici, tangenti e traffico di armi, deve essere qualcosa che ti strappa il senso della vita.

Sappiamo dei processi e delle indagini nel corso di questi anni, dei premi e dei riconoscimenti istituiti nel nome della giornalista uccisa in Somalia, in quella che, senza reticenze potremmo definire una vera e propria esecuzione di morte, sappiamo il contesto storico e sociale di quel periodo, sia italiano che somalo, quello che però forse ignoriamo, o perlomeno quello che forse è più taciuto, è l’impegno della madre della Alpi: Luciana Riccardi Alpi, che si è battuta sino alla sua fine, perchè la verità non fosse offuscata dai depistaggi.

E allora, il rammarico di chi scrive questo sentito omaggio, ma crediamo di poter parlare a vox populi, è dovuto al fatto che sempre più spesso nella storia del nostro paese vi sia una lunga “tradizione” di tradimenti! La verità stenta a trovare sbocco all’aria aperta, oppure quando questa vien fuori, la si depista immediatamente così da farla rientrare nei meandri oscuri di tribunali, archivi, faldoni, palazzi di giustizia ecc.

Cosa deve essere per una madre perdere un figlio! Si. lo abbiamo detto, ma non possiamo stancarci dal ripeterlo, specie se quel figlio cade vittima di un omicidio. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono uccisi a pochi passi dall’Ambasciata Italiana a Mogadisco, da non credere!

I protagonisti di quella vicenda sono tanti, dentro ci stanno tutti, compresi i servizi segreti italiani, con ciò non vogliamo infangare chi si trova nella difficile posizione di dover venire a patti in delicati rapporti internazionali, ma semplicemente descrivere meglio il quadro dentro il quale si sono venute a trovare le vittime.

E cosa dire del piano politico ed internazionale somalo di quel tempo, e dei rapporti con l’Italia, e del ruolo del nostro paese nel mercato dei rifiuti tossici e delle armi, che proprio in quegli anni faceva affari d’oro con i gruppi locali di ribelli, per sostenere quella o quell’altra parte politica, a suon di Golpe e ribaltamenti di governo.

Così mentre Ilaria Alpi smuoveva terreno sotto il quale si celavano le porcherie dei governi di allora, qualcuno decide che era venuto il momento di metterla a tacere, altrimenti chissà cosa sarebbe venuto fuori o chissà quale vaso di pandora sarebbe stato scoperchiato, a far prendere aria alle menzogne compiacenti di chi faceva affari sulla pelle di persone innocenti.

E’ sempre quella la storia: qualcuno per il proprio tornaconto politico ed economico è disposto a venire a patti con il diavolo ed a compiere azioni miserevoli che poi hanno un effetto a ricaduta, come nel domino, una tessera fa venire giù tutto il disegno, l’impalcatura.

Così, per evitare che il sistema di allora venisse giù, si decide di agire in maniera risolutiva, con colpi di arma da fuoco, benchè ancora ad “oggi”, siamo nel 2017, il caso giudiziario venne archiviato con l’impossibilità di stabilire l’identità di chi commise la duplice sentenza di morte, nè di poter stabilire il movente.

Cose da pazzi!

Siamo nel 2021, e pochi giorni fa è stato l’anniversario di questa tremenda vicenda rimasta impunita. Doppiamente tremenda, primo per il fatto in sè, secondo per le cronache giudiziarie che hanno conosciuto un iter di processi, appelli, sentenze e contro sentenze vomitevole, davvero da depistare dalla centralità dei responsabili.

L’Italia di allora, quella che va dal 1990 alla prima metà, grosso modo fino al 1994/’95 è un’Italia che vive un clima politico interno ed internazionale, quanto mai controverso; è un paese alle prese con un nuovo periodo di strategia della tensione, la scesa in campo di un personaggio controverso, che negli anni a venire mostrerà volti camaleontici di un sè pirandelliano, un paese alle prese con cambiamenti di assetto politico importanti, nuovi equilibri, smantellamento di vecchi apparati.

Ma qualcosa resta indelebile di quell’Italia da prima Repubblica, qualcosa sopravvive nella lunga e maledetta “tradizione” che vanta scheletri nell’armadio a cui si sono aggiunti quello di Ilaria Alpi (Roma, 24 maggio 1961 – Mogadiscio, 20 marzo 1994) e Miran Hrovatin (Trieste, 11 settembre 1949 – Mogadiscio, 20 marzo 1994) e noi non vogliamo archiviare i loro casi come già avvenuto per tante altre vicende a sfondo ambiguo.

La madre di Ilaria Alpi merita quella giustizia per la quale si attivò immediatamente dopo l’uccisione della figlia, a maggior ragione che è scomparsa nel 2018 dopo la vergognosa richiesta di archiviazione del 3 Luglio 2017.

Noi confidiamo e ci impegneremo per quanto nelle nostre facoltà, affinchè la verità emerga sul mare delle menzogne, qualunque essa sia.

Author: Cris

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