19 Luglio: l’Italia piange i suoi «eroi» caduti

 

 

 

 

Riflessione post 19 Luglio, da Genova e Palermo, l’Italia unita nel dolore per la perdita dei suoi figli.

 

di Cristian Arni

 

Osservando bene dentro i confini del «Bel Paese» scopriamo come certi destini si incrocino in maniera talvolta bizzarra e di come certe date, legate a ricorrenze ed anniversari siano unite da strane coincidenze.

In questi giorni ricorrono due eventi di cronaca nera che hanno segnato pagine buie della storia italiana di questi ultimi trent’anni; da una parte ricorre il ventinovesimo anniversario di quel il 19 Luglio 1992, giorno dell’attentato, a Palermo, al magistrato del pool antimafia, Paolo Borsellino, che insieme all’amico e collega smantellarono Cosa nostra.

L’altra ricorrenza ci conduce a Genova, mentre era in corso il summit del G8, sempre il 19 Luglio ma del 2001. In quei giorni terribili accaddero diversi episodi legati al G8, episodi di una violenza inaudita, nel corso dei quali gli animi, tra manifestanti e forze dell’ordine, andarono inasprendosi sempre di più, portando gli scontri al culmine con la morte di un giovane manifestante di 23 anni, Carlo Giuliani.

In seguito a questo terribile episodio saranno i giorni delle violenze alla scuola Diaz e ancora, nella caserma di Bolzaneto, che macchieranno, ulteriormente di sangue ed orrore, le proteste contro dei no- global rivolte ai «grandi» della terra riuniti nel capoluogo ligure.

A Genova c’era un po’ di tutto: dai manifestanti più pacifici dei movimenti no- global come il Genoa Social Forum, ai movimenti dei centri sociali, fino alle infiltrazioni dei più violenti black- block.

Strane coincidenze in questo giorno tutto italiano, il 19 Luglio; in entrambe le occasioni, l’Italia conoscerà la brutalità e l’orrore della violenza più inattesa di sempre nel corso della sua storia repubblicana e democratica, che consegneranno al Paese nuovi «martiri ed eroi» da piangere e commemorare.

A volte il rimpianto ci fa pensare, quanto le avremmo preferite vive, queste persone!

L’Italia intera unita nel segno dell’orrore: da Genova a Palermo, lo stivale immerso nel sangue della violenza fa pesare come un macigno la memoria di queste date, specie nella memoria di chi quei giorni li ha vissuti da vicino, portando dentro di sè le immagini indelebili, dell’attentato a Borsellino, o dei pestaggi ai manifestanti.

Parlando con le persone non è raro ascoltare frasi laconiche che esprimono più il dolore e lo sgomento, i dubbi ed il risentimento alla ricerca di una spiegazione possibile, ma poi queste frasi cadono nel silenzio e lasciano il tempo che trovano: “Chissà, se queste persone fossero ancora vive forse…” -oppure- “Forse il loro sacrificio è più utile ora che non ci sono più che mentre erano vive…” ma nulla da fare, niente restituisce indietro a queste anime, la propria esistenza strappata alla vita in maniera tanto brutale, nessuna giustificazione può spiegarne le ragioni.

Queste persone, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Giuliani e tutto il popolo di Genova vittima dei pestaggi e delle violenze fisiche e psicologiche, delle privazioni della propria libertà e dignità individuale, questi eroi sono stati coloro che hanno lottato in prima persona contro le ingiustizie, il malaffare, le disuguaglianze sociali, la povertà di molti e la ricchezza di pochi, i privilegi del Nord del mondo e la precarietà e carestia del terzo mondo, queste persone, che credevano che un mondo migliore fosse possibile, si sono battute fino all’ultimo.

Combattevano da persone comuni quali erano, ma fuori dall’ordinario per il loro impegno individuale nel quale credevano fermamente, spinte dal senso di giustizia, legalità, onestà, libertà dall’oppressione; le loro azioni erano rivolte a contrastare gli inganni del malaffare, il potere di pochi contro i diritti violati dei molti, in un mondo sopraffatto dal potere economico- finanziario e dal controllo geo- politico.

Ecco chi erano e chi sono questi «eroi e martiri»; in certi casi eroi perchè avevano ideali per i quali vivere e lottare, fino alla morte, in altri casi martiri perchè giustiziati senza pietà alcuna, nè ragione, per mano di boia, assassini privi di scrupoli.

E’ vero, a volte l’accezione del termine “eroe” è gonfio di una retorica stucchevole, il suo uso ed abuso rischia di risuonare fine a se stesso, svilendone il significato più intrinseco, ma in questi casi il termine “eroi” non può svilirsi se ne è condivisa la memoria seguita da azioni concrete sulla scia delle vie indicate da queste persone che hanno sacrificata la propria vita, e non solo, per il bene collettivo.

L’eroe per sua definizione è considerato tale suo malgrado, perchè, purtroppo, sovente cade vittima del proprio coraggio e delle proprie azioni per mano dei nemici che combatte, per contrastare l’ingiustizia sociale; mai termine fu più indicato qual’ ora se ne conservi si la memoria da tramandare alle nuove generazioni, invitandole però a fare proprio il messaggio di queste persone.

E’ bene mantenerne viva la memoria ed il ricordo senza però allontanare la loro immagine, relegandola ad una mera rappresentazione che la perde nel mito, poichè la mitizzazione, spersonalizzerebbe il significato profondo dietro il termine eroe, inteso come uomo terreno e non sovrannaturale, che compie azioni concrete per il bene collettivo.

Il mito è collocato e confinato sempre troppo lontano, in una dimensione ultra terrena, lontana e inaccessibile agli altri esseri umani; così inarrivabile ed irraggiungibile nelle sue azioni, lo si scaccerebbe dai confini terreni, invece bisognerebbe custodire la persona, vicino. a portata di mano, accessibile a tutti tale da renderlo famigliare agli altri esseri umani, per poterne seguire le tracce.

Fuori dalla retorica, l’eroe è una persona comune che compie il proprio dovere con azioni e gesti concreti ma straordinari per impegno e dedizione; fuori dalle luci della ribalta l’eroe è una persona come tutti, di carne ed ossa e sangue, come purtroppo mostrano molte delle immagini legate a certi omicidi.

Dietro la maschera dell’eroe è l’essere umano, che ride, piange, si commuove, emoziona, con sogni, aspirazioni, paure; soffre, gioisce, mangia, dorme…ma compie il proprio dovere fino in fondo, credendoci, ecco perchè le sue azioni sono straordinarie, perchè unitamente si battono per il bene collettivo, della compagine sociale. 

Il nostro è un paese invero strano, che ha troppe vittime sacrificali da piangere e troppi carnefici per lo più rimasti ancora impuniti; sgorgano allora le lacrime, a purificare la rabbia che resta imprigionata dentro per l’impunità di certi reati, di certe terribili azioni, o per lavare via il dolore che si prova verso chi è stato sacrificato tanto ingiustamente.

Ecco, il 19 Luglio per l’Italia è una data la cui memoria ha un peso come un macigno sul capo, ma dalla quale non ci si deve lasciare sopraffare passivamente, una memoria che consegna purtroppo, alla nostra storia, pagine nere, anzi, rosse di sangue di chi è caduto vittima nell’esercizio del proprio dovere o nella manifestazione dei propri diritti esprimendo il dissenso contro un sistema considerato, a torto o a ragione, insano e corrotto.

Non sta a noi di CHPO giudicare nessuno, se non che i diretti responsabili di questi delitti imperdonabili, ma a noi sta ricordare e commemorare, per quello che ci è concesso, il ricordo di queste persone, di persone come Paolo Borsellino o Giovanni Falcone e degli uomini delle loro scorte, tentando nel nostro piccolo, di portarne vivo l’esempio nelle nostre vite.

I destini incrociati di questi episodi, ci consegnano un paese che piange lacrime e cola sangue versato da una parte per mano di delinquenti assassini, la mafia, e dall’altra dalle manganellate e dalle botte di uomini in divisa, che esercitano il proprio potere eseguendo ordini impartiti dall’alto, ma questo alto non sconfina in una volontà Divina di giustizia.

Le azioni degli uomini, sono degli uomini, nel bene e nel male ricadono sempre e comunque su noi stessi senza doverne delegare la paternità ad enti terzi, terreni o ultraterreni.

E’ paradossale come in questo giorno, 19 Luglio, l’Italia piange chi compie il proprio dovere e nonostante ciò, ancora ad oggi, si ravani alla ricerca dei colpevoli e dei mandanti, di verità che forse sono a portata di mano, sotto gli occhi, verità bene in vista. A volte la verità è talmente vicina a noi da non poterla scorgere, o forse si finge di non vederla.

 

Author: Cris

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